Il poeta e l’arca della speranza

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore …

non sarei certo qui a tediarvi, adesso,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

tutti bravi giudici,

a condannare e ad assolvere,

legislatori del nulla,

a costruirci una nostra morale,

e a cibarci dell’albero dell’orgoglio …

quella radice secca,

senza turgore,

menzognera e cattiva,

che ci fa conoscere il bene,

il nostro bene,

ma non il male che ne deriva …

 

tutti dio in terra,

illusi e vuoti,

nonostante i boati di guerra,

lo sconcerto dei terremoti,

la caducità del mondo …

 

fagocitati dal niente,

dall’eutanasia della ragione,

della mente,

quella zizzania che ci cresce intorno,

e sempre si avvicina …

 

come profeti in patria,

oracoli senza voce,

a disperdere il nostro disappunto,

ancora una volta,

per le gonfie cateratte del cielo,

le bombe d’acqua,

l’ impeto del diluvio …

 

incuranti delle parole,

a turarsi gli orecchi con le dita …

inascoltati vaticini,

di un Vangelo di passione

e di Resurrezione …

 

pronti a chiedere conto a Dio

ma non alla follia dell’uomo,

per la povertà degli ultimi,

il mercato dei bambini,

il sesso surrogato,

abusato,

e senza amore …

 

pronti anche a gettare fango sui poeti

su chi crede ancora nel creato,

che ci sia un Dio da lodare,

un Cielo da scalare

e un’arca di speranza …

 

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore

e non ci avesse preservato,

maschio e femmina,

per farci salire su quell’arca …

non sarei certo qui, adesso, in questa stanza,

a tediarvi,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

(Crescenzo)

magia delle mani

Diranno che…

filia ecclesiae:

Vorranno negare l’evidenza!

Originally posted on Giuliano Guzzo:

Diranno

Diranno che un milione di persone in piazza è una stima cattolica, come se quella delle presenze al gay pride la fornisse la Nasa. Diranno, con indignazione, che è stata una cosa organizzata dalla Cei coi soldini dell’8×1000, senza sapere che

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Ciao Babbo!

Non so voi, ma io mi spavento davanti a Novene e preghiere lunghissime, ma lunghe per davvero, che ti prendono mezza giornata per raccontare a Dio ciò che Lui già conosce di me. Ancor prima che io possa aprir bocca, Lui sa. Insomma, non fanno per me e mi capitava in passato di sentirmi in colpa per questo finché un giorno mi sono accorta che tutta la mia giornata -e probabilmente anche la vostra-, è un trascorrere insieme a Dio se alla mattina offro la giornata, me stessa, le mie azioni, i miei pensieri, i miei cari, etc. a Lui. Ammiro chi ne è capace, ma non mi sento più in colpa se non riesco a farlo.

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« Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe » (Mt 6,7-15)
Gesù insegna ai discepoli a pregare. È la famosa “preghiera del Signore”, detta comunemente “Padre nostro” dalle parole con cui incomincia. Non è “una” preghiera, ma “la” preghiera. I Padri della Chiesa l’hanno spesso commentata mossi dalla convinzione che in questa preghiera c’è tutta l’essenza della preghiera cristiana. Sant’Ignazio di Loyola, per esempio, nei suoi Esercizi, ci insegna a concludere qualunque preghiera con il Padre nostro, per aver ben chiaro che qualunque preghiera noi facciamo è sempre e solo la sottolineatura di qualcosa che è già contenuto nella Preghiera del Signore. Essa è strutturata in sette domande. Sette è il numero della perfezione, di un ciclo concluso. Come dire: tutto quello che possiamo desiderare, cercare, sperare è contenuto qui. Lo stesso ordine delle domande ci aiuta a disporci nell’atteggiamento giusto della preghiera: « Il primo gruppo di domande ci porta verso di lui, a lui: il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà. È proprio dell’amore pensare innanzi tutto a colui che si ama. In ognuna di queste tre petizioni noi non “ci” nominiamo, ma siamo presi dal “desiderio ardente”, dall’ “angoscia” stessa del Figlio diletto per la gloria del Padre suo: [cfr. Lc 22,14; Lc 12,50] “Sia santificato. . . Venga. . . Sia fatta. . . “: queste tre suppliche sono già esaudite nel Sacrificio di Cristo Salvatore, ma sono ora rivolte, nella speranza, verso il compimento finale, in quanto Dio non è ancora tutto in tutti [cfr. 1Cor 15,28] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2804). Anche l’inizio, la prima parola è molto significativa, perché se è vero che il Dio di Israele è concepito come il Padre del suo popolo (Es 4,22) era molto raro che ci si indirizzasse a lui come al Padre di un singolo ebreo. Invitando i suoi discepoli a chiamare Dio “Padre”, li introduce ad una intimità insolita con Dio. In aramaico Gesù si rivolge a Dio con la parola, “Abbà”, usata abitualmente dai bambini nei confronti del loro genitore (Mc 14,36; Rm 8,15; Gal 4,6). Oggi diremmo “papà”. Questo termine estremamente confidenziale è unito – paradossalmente – con l’espressione « che sei nei cieli ». Lo stesso Dio che si fa intimo a noi, che si fa vicino e “tenero”, tanto da permetterci di chiamarlo “papà”, è il Dio tre volte santo, che abita nei cieli, cioè in quel luogo, che è un non-luogo, che trascende ogni luogo. Nella misura in cui Dio è accolto nel nostro intimo, esso si fa “cielo”, cioè paradiso. L’intimità con Dio ci fa già essere in paradiso. Ma io magari sto ancora male, soffro, come posso dire di essere già in paradiso? È perché ancora non me ne accorgo pienamente. Chi è colpevolmente lontano da Dio è già nell’inferno, l’inferno è in lui: magari però sta (relativamente…) bene, perché ancora non se ne accorge. Accorgersi di quello che siamo, di dove stiamo andando, di qual’è la nostra vera situazione, questo è pregare con il cuore.

Don Pietro Cantoni

Padre nostro

Non lasciarmi a metà strada

Signore,
donami anche oggi la forza
per credere, per sperare, per amare.
Non lasciarmi a metà strada invischiato
nelle mille cose che non mi bastano più.
Lascia che mi fermi anch’io ogni giorno
ad ascoltarti per riprendere poi il cammino
lungo le strade che mi dai da percorrere.
Liberami perciò da tutto ciò che mi
appare indispensabile e non lo è,
da ciò che credo necessario e invece è solo il superfluo,
da ciò che mi riempie e mi gonfia ma non mi sazia,
mi bagna le labbra ma non mi disseta il cuore.
Si, lo so che tu vuoi farlo,
ma aiutami a lasciartelo fare.
Sempre, subito!

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L’ora della fedeltà ultima

filia ecclesiae:

La verità è al termine, non al principio della vocazione…

Originally posted on Gustave Thibon:

statue de jeanne d'arcGiovanna d’Arco, dopo il suo rinnegamento, gridando un’ultima volta dinanzi al rogo: «Le mie voci venivano da Dio, le mie voci non mi hanno ingannata.» – Povera ragazza, ebbra del suo Dio, della sua missione e della sua gloria, poi straziata, abbandonata come Gesù nel Getsemani in un deserto senza miraggi, a gridare ancora la sua fede disperata in un cielo senza promesse. È nell’ora della fedeltà ultima, nell’ora in cui i battiti del nostro cuore e i fumi della nostra immaginazione non si confondono più con l’appello divino che le nostre voci non ci ingannano più. La verità è al termine, non al principio della vocazione…

(Gustave Thibon, Le voile et le masque,  Fayard, Paris 1985, pp. 21-22)

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Magnificat anima mea Dominum

Vergine Immacolata, prendi il sì della mia risposta alla chiamata del Signore

e custodiscilo dentro il tuo si, meravigliosamente fedele.

Donami la gioia e la speranza che trasmettesti ad Elisabetta entrando nella sua povera casa.

Fa’ che la passione di salvare, mi renda missionario infaticabile,

povero di mezzi e di cose, puro e trasparente nei sentimenti,

totalmente libero per donarmi veramente agli altri.

Rendimi umile e obbediente fino alla Croce per essere una cosa sola con Gesù,

Dio disceso dal cielo per salvarmi.

O Maria, affido a te tutte le persone che ho incontrato e che incontrerò nel viaggio della fede:

illuminaci il cammino, riscaldaci il cuore,

portaci alla casa e alla festa dell’Amore che non avrà mai fine.

Amen.

Card. Angelo Comastri

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In crescendo

Ti accolsi,

prendendo sul serio quelle parole,

pieno di attesa,

e di crescente emozione …

 

mai deluso …

 

sgranai un sogno,

la brama di un agognato ritorno,

e lo vissi,

così, come lo avevo immaginato …

 

vinsi un pezzo di storia,

che fu solo mia,

in questo tempo astruso,

incomprensibile,

complicato …

 

guardai la luna e le maree,

ed ebbi sempre pronto un bagaglio

per una nuova partenza …

 

imparai a crescere

a vivere,

sapendo che tutto è un dettaglio,

che è solo in attesa del meglio …

 

afferrai una bussola,

per orientarmi in questo tempo di guerra

e di misericordia,

sul purgatorio di un atollo,

tra il paradiso e l’inferno …

 

lessi di Te

e bevvi di quest’amore …

 

cercai la fonte del dolore,

e scopersi le lacrime,

sotto la Tua protezione,

in quell’ abbraccio materno

che non si chiuse alla supplica,

né al mio peccato …

 

vidi i tuoi occhi,

ed imparai ad amare …

 

e sono solo all’inizio del tempo …

 

(Crescenzo)247004Preghiera_MonteSagro