In crescendo

Ti accolsi,

prendendo sul serio quelle parole,

pieno di attesa,

e di crescente emozione …

 

mai deluso …

 

sgranai un sogno,

la brama di un agognato ritorno,

e lo vissi,

così, come lo avevo immaginato …

 

vinsi un pezzo di storia,

che fu solo mia,

in questo tempo astruso,

incomprensibile,

complicato …

 

guardai la luna e le maree,

ed ebbi sempre pronto un bagaglio

per una nuova partenza …

 

imparai a crescere

a vivere,

sapendo che tutto è un dettaglio,

che è solo in attesa del meglio …

 

afferrai una bussola,

per orientarmi in questo tempo di guerra

e di misericordia,

sul purgatorio di un atollo,

tra il paradiso e l’inferno …

 

lessi di Te

e bevvi di quest’amore …

 

cercai la fonte del dolore,

e scopersi le lacrime,

sotto la Tua protezione,

in quell’ abbraccio materno

che non si chiuse alla supplica,

né al mio peccato …

 

vidi i tuoi occhi,

ed imparai ad amare …

 

e sono solo all’inizio del tempo …

 

(Crescenzo)247004Preghiera_MonteSagro

Eccomi

Ho ricevuto tante mail con la domanda “dove sei?”… posso riassumere soltanto in poche parole la causa della mia assenza.

Ormai è passato più di un’anno dalla caduta di mio marito, il successivo intervento e la permanenza prolungata in una clinica di riabilitazione. Varie, e gravi, sono state le complicazioni con frequenti ricoveri in ospedale.

Quando ho saputo che mio marito non sarebbe più stato in grado di camminare, ho cercato -e trovato- una casa adeguata alle sue condizioni, in un’altra città.

Verso la fine di novembre sono stata operata d’urgenza anch’io e la vita si è ulteriormente resa difficile.

In una mail mi si chiedeva perché non mi facevo sentire qui mentre ero presente su Fb…

C’è da dire che per mesi non sono stata presente su Fb, non ne avevo il tempo. Inoltre, traslocando, abbiamo cambiato anche gestore di internet e solo tre giorni fa, ci hanno completata la connessione, quel che poteva andar male in tal senso, a noi è capitato tutto.

Allora, su Fb sono riuscita ad andare con il cellulare, sul mio blog invece no, non mi era possibile, neanche di rispondere alle mail. Avrei potuto chiedere a Crescenzo di farvi avere le mie notizie ma, sinceramente, non ci ho pensato, la fatica mentale supera di gran lunga la fatica fisica. Vi chiedo scusa, mi dispiace davvero.

Riprenderò, non con la frequenza di prima, ma con lo stesso entusiasmo e, ancora di più, con l’affetto verso questo blog.

Ringrazio Crescenzo che ha tenuto in vita questo spazio e tutti gli amici, tantissimi, che hanno pregato per noi.

A presto!

La scelta

Mi pentii quasi subito,

prima che la superbia mi occludesse la sete

invece di aprirmi all’arsura …

ma fui anche disperato

e gettai via le monete,

ed impastai il coraggio e la paura

con la malta dell’orgoglio,

del mio peccato,

a sovrapporre mattone su mattone …

 

un susseguirsi di errori,

come il battistrada di una ruota,

ininterrotto …

prigioniero com’ero di quell’arcano disegno,

di quell’amaro boccone …

 

io, moderno iscariota,

a costruire un muro divisorio,

per chiudere col passato

o per proteggermi dalla speranza …

 

come se non fossi stato perdonato, per davvero,

e la misericordia fosse ancora legata a un sacrificio,

a una mera conquista,

e non piuttosto un dono …

 

che a stento riconoscevo il mio prossimo

e non capivo l’amore vicendevole,

quel “rimettere i debiti”,

quella trave che mi offuscava la vista,

richiedere e concedere il perdono …

 

solo, davanti al muro,

perdendo di vista l’essenziale …

alla fine fu solo per salirci

con un nodo scorsoio …

 

fino a quando mi invitasti a scendere,

paziente come sempre,

e mi aspettasti cinto da un asciugatoio

per lavarmi i piedi,

di nuovo,

dietro la grata di un confessionale …

 

il volto della Tua misericordia …

 

senza forzare,

lasciando a me la scelta

se baciarti ancora

o seguirti sul cammino della croce …

(Crescenzo)judasconfessione2%5B1%5D[1]

Lo schiudersi del tempo …

Come un albero padre,
vecchio nel tronco e giovane nei rami,
un ossimoro di rughe e di boccioli
finché c’è ancora linfa e nutrimento
di quell’eterno mettere radici …

su questo annoso portamento
con l’energia sbollente del bromuro
e gli anni arrampicanti e stanchi,
neve nascosta tra i capelli,
edera abbarbicata sul futuro …

musico errante,
pellegrino con il capo scoperto
che forse un giorno avrò fatto il cammino,
ancora poco viandante
vacillante e malcerto
tra il levare e il battere del tempo …

oscuro o brillante adamantino
ad imparare a vivere il momento
a tempo con il ritmo del tamburo,
sull’asfalto, a correre a grancassa,
spingendo bene sul cuore,
o a passo incerto, da goffo ballerino …

corsaro e avventuriero,
prudente e saggio, quanto basta,
a tracciare, e a circoscrivere, a man bassa,
la mappa affascinante della vita
e a tentare di spiegarla bene ai figli …

tra la viltà e quel poco di coraggio,
lasciando la sorpresa di scoprirla
e insieme a viverla …

poeta un po’ reietto,
ambiguo e troppo spesso sognatore,
con in mano una semente di speranza
ma anche una semina infinita,
a confonderne metrica e parole …

in difensiva dalle false attese,
della famiglia minacciata dal Nemico,
dei molti libri, ancora troppo pochi,
e privi di difese,
per usarli come scala verso il cielo
e per capirci qualche cosa …

un padre bislacco,
distratto, con la mia dimenticanza,
sulla panchina di questa stazione,
e l’ansia guerrigliera del bivacco …
con in tasca un biglietto in promozione,
a chiedermi quale sarà il binario,
il giorno esatto,
l’orario di partenza,
la mia destinazione …

Tanto lo so,
sarà come rinascere ogni giorno,
sarà come la gioia di un ritorno,
una Pasqua da godere,
lo spartiacque ondoso del mar Rosso,
lo sguardo umido di un vecchio
che si specchia, commosso, in un bicchiere …

dentro i ricordi
e dentro gli occhi di un bambino,
come carte assorbenti sul mondo,
che prima o poi gli chiederanno conto
di olocausti e sacrifici,
e di quell’acqua da bere …

di quella pietra rotolata sulla storia,
di quella gioia che libera e riscalda,
di quel filtrare del sole, al mattino,
e del perché quando inonda la stanza
ci si sveglia felici …

Sarà proprio così,
ne sono certo,
come quell’alba esmeralda,
di cui facciamo memoria,
che ci redense per sempre …

lo schiudersi del tempo dell’assenza,
lo sbarco,
il distacco,
l’ apparenza …

e per chi resta solo il tempo dell’attesa …

(Crescenzo)

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Bartimeo

 

Ci furono notti malsane,

notti in cui ti sentii piangere,

senza poterti aiutare …

indigente d’amore,

in quell’universo bisogno di senso,

fermo, a consumare il tempo,

e ad esplicare domande …

 

mille barche alla deriva,

da ormeggiare,

da attraccare a risposte certe,

banchine sempre più lontane …

 

a guardia di un faro gigante,

ma spento,

a tenebrare una coperta di pece,

un mare grande,

immenso,

troppo buio per la tua povera vista …

 

perso, in quello sguardo cieco,

a trovarci solo le luci del mondo,

quei sogni di sbieco,

quel rumore sordo della vita

e poche stelle da contare,

a confondere un sonno sgomento,

che non riuscivi più a vederne il fondo …

 

come i ricordi magri

di un passato astruso

ma grassi di malia,

che non vollero saperne di farsi da parte

e non lasciarono mai del tutto la tua vita …

 

a rovesciare rami secchi,

induriti,

in un cuore, per natura, già confuso

in disparte

e colmo di malinconia …

 

fino al giorno in cui ti sentii gridare

tra quella moltitudine di gente,

sul margine della strada per Gerico,

un grido gravido di perché,

da paziente a Medico,

sempre più insistente,

come un bambino a un gigante …

 

“Rabbunì, Figlio di Davide,

ascoltami, ti prego,

abbi pietà di me “…

 

non ci volle poi molto,

si commosse all’istante

e ti mandò a chiamare …

 

il tempo di gettare via il fardello

e ti inginocchiasti,

e quando gli implorasti la luce

fece entrare le stelle nei tuoi occhi

perché tu potessi finalmente guardarlo,

guardare in faccia la Salvezza …

 

ti rimandò da me, salvato,

e quella sera ti addormentasti felice,

non succedeva da tempo …

come quando da bambino, esausto,

riuscivi a vincere finalmente la stanchezza,

la noia,

per ritrovare quel sogno che avevi lasciato da parte

e riassaporarne la bellezza  …

 

quella volta toccò a me di non potere dormire,

ti guardai, e rimasi sveglio, tutta la notte,

e piansi di gioia …

 

(Crescenzo)

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Si fa presto a dire “l’amore” …

Si fa presto a dire “l’amore”,

se tra il dire e il fare non c’è di mezzo la vita,

hai voglia di parlarne,

di trovare delle perifrasi,

girotondi di belle parole,

un concetto splendidamente espresso,

una frase ad effetto,

insomma un misto d’aria fritta,

come a dire “ti voglio bene”, ma senza volerlo   …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non diventa sangue e passione,

gioia e dolore,

se non lo incontri, per averne un ‘idea,

e non lo vedi incarnato in un corpo,

un volto, un nome,

nei segni delle cicatrici,

in un soggetto preciso, definito,

affinché tu possa guardarlo negli occhi

e trovarci veramente il senso di quello che dici …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non ci sono più lacrime tra le ciglia,

e non si sa più piangere sui mali del mondo …

se manca un’opera da contemplare,

un artificio,

una mamma non più “sottomessa”,

che non sostiene più la famiglia, il suo edificio,

e non sa più vivere per gli altri, fino in fondo …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non si è più in grado di farlo,

se non è combinato con il sesso

e non si conosce cosa vuol dire un abbraccio,

e quanto vale …

se la vita resta fuori dal grembo materno,

congelata in sterili laboratori,

nei rapporti ambigui e confusi,

o a pezzi, nei rifiuti di un ospedale …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

come quei padri assenti,

egoisti e tiranni,

che mostrano una morale solo davanti al mondo,

alle telecamere della vanità,

ma sono vuoti di quei valori fondamentali,

di quella verità che li fa uomini,

senza più figli da crescere,

né mogli da rispettare e proteggere,

anche a costo della loro vita …

 

perché l’amore non puoi rinchiuderlo in gabbia,

né fuori da un cancello,

non si ferma davanti a niente,

e non lascia tracce sulla sabbia

così che venga il mare a cancellarlo …

e non è neanche una pagina di un libro bello,

fosse anche il Vangelo,

ma è chi ci vive dentro  che rende vita a quelle parole,

che sa portare negli occhi la bellezza del creato,

i colori del cielo,

il desiderio di eterno …

 

si fa presto a dire “l’amore”

se non lo si vive

e lo si desidera per sempre …

 

alciati_352-288(Crescenzo)

Un mondo a torso nudo

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Immagino un mondo a torso nudo,
da addome disarmato,
senza più videocontrollo
né bestemmie di martiri,
né santi eserciti che offendono la fede,
con violenza,
da sindrome compulsiva …
solo i nostri muscoli flaccidi,
da mostrare come una buffa corazza,
e smettere di fare la faccia cattiva,
tanto nessuno più ci crede …

un mondo privo di bambini soldato
da violarne l’innocenza …
senza più accattonaggio,
a misurarci il peso, sullo stesso baricentro …
né più condannati di spalle,
per guardarci finalmente negli occhi,
che forse ancora un poco ci imbarazza,
e poi ci manca il coraggio …
a riflettere insieme la nudità dell’anima
il nostro germe di figliolanza,
e ciò che abbiamo dentro…

un mondo nuovo per guardarci negli occhi,
perché l’anima non sa mentire,
e si vedrebbe costretta a capitolare,
prima o poi,
a immagine e somiglianza,
e a farci piegare i ginocchi …

Un mondo a torso nudo
fatto di potenziali angeli,
con lo sguardo sempre più in alto,
a cercare di prenderne il gancio,
e provvisti di ali per provarci,
ma bisognosi della spinta del fratello
per prendere bene lo slancio …

più colombe che serpenti,
senza più niente su cui arrotolarci
tranne i nostri peccati da assolvere
che sono già stati perdonati …

un mondo pieno di figli da allattare,
della riscoperta di padri e madri,
e del salvifico perdono,
dove si è finalmente capaci di amare
e di comprendere la sacralità della vita,
il suo dono,
qualcosa che si cura e si custodisce,
senza aspettare che passi …

un mondo nuovo, non rifatto,
senza più cure leggendarie,
tanto la pelle prima o poi invecchia,
raggrinzisce,
e saremo solo cellule da dissolvere,
arterie precarie,
carne per vermi,
mucchio di fosfati in polvere …

Un mondo a torso nudo,
per sentirci finalmente servi inutili,
ma necessari all’opera di Dio,
molto meno corrotti,
e bisognosi di senso, più che del tempo,
di quell’amore che scalda,
senza più l’esigenza di difendersi
e di coprirsi … …

un mondo per ricominciare a sperare,
per non lasciare niente al caso,
perché il caso è l’anagramma del caos
e il nulla è l’inferno che ci aspetta,
pronto a raccogliere solo chi non ha l’amore
e a chi ci vuole andare …

un mondo gravido di belle notizie,
come una pagina di Vangelo,
e noi sempre a tornare daccapo,
uditori dello stesso cielo,
umili come quei pescatori
creature di pace
angeli di vetro …

quando ascoltarono la Parola, che li raggiunse in riva al mare,
quasi sottovoce,
capirono, e lasciarono subito le reti per seguirlo,
per vedere dove avrebbe posato il capo,
fosse stato anche sulla croce …

sbandarono, ma solo per un poco,
poi decisero di andare
e non si voltarono più indietro …

(Crescenzo)