Senza sprecarne niente …

Appoggiato al tronco della vita,

senza più l’ansia di nuovi giorni,

radicato nella tua provvidenza

e pieno di stupore

per questi cieli azzurri che ancora mi regali …

 

bisognoso di eterno,

come un albero tendente all’infinito,

con sempre meno rami da offrirti

e più lamenti,

ma assetato di speranza …

 

sì, anche in questa calura estiva,

con questo sabbioso calore,

con questa nebbia fina,

umida e abrasiva,

che si appiccica lungo l’arbusto,

nelle rughe della pelle,

fin dentro la linfa dell’anima  …

 

è che voglio vivere e ansimare,

piuttosto che non vedere più le stelle;

amare, fino all’inverosimile,

invece di incupirmi e non tendere verso l’alto …

pensare che ho ancora un’altra estate da vivere,

una ragione da vendere

e altri fiori da descrivere …

 

prima che mi addormenti,

prima che lasci il posto ad altri poeti,

che intinga il sangue sugli stipiti

ad aspettare che passi il mio angelo a benedirmi …

 

allora vivo il presente

e ramifico il futuro,

con le solide radici del passato,

senza sprecarne niente,

in attesa dello scrosciare delle piogge,

come lacrime d’agosto,

che prima o poi arrivano sempre …

 

a pulirne i giorni,

e anche i suoi dolorosi contorni …

 

ma vivo anche aspettando il sole,

il suo calore,

la luce,

le acque impetuose  e salate,

le altre stagioni,

finanche le nuvole d’inverno …

 

tutto per arrivare alla prossima estate

e a questo vento caldo di scirocco

per cercarti al riparo del mondo …

 

Lo sai,

è che sono bisognoso d’eterno,

per tornare ad appoggiarmi a Te,

come a un albero Padre,

e stare un poco all’ombra del tuo tempo …

 

(Crescenzo)

 

senzanomehc7

San Benedetto da Norcia

Padre buono, ti prego,
dammi un’intelligenza che ti comprenda,
un animo che ti gusti,
una pensosità che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
uno spirito che ti conosca,
un cuore che ti ami,
un pensiero che sia rivolto a te,
degli occhi che ti guardino,
una parola che ti piaccia,
una pazienza che ti segua,
una perseveranza che ti aspetti.
Dammi, ti prego, la tua santa presenza,
la resurrezione,
la ricompensa e la vita eterna.

San Benedetto da Norcia

Fonte

benedikt3

L’odore del tempo

C’è come un’aria nuova,

come una bella emozione,

un peso leggero, lieve,

una gerla

sulle spalle gravide di tempo,

su questo pezzo di strada,

sempre più breve …

 

come un imbuto di ricordi,

fino a un domani,

fino a passarne il testimone …

 

il profumo fresco di mia madre,

quello specchio che l’ha riflessa per anni,

gli orecchini bianchi,

di madreperla,

o la collana delle tante occasioni  …

 

quel vestito a doppio petto di mio padre,

il gigante, sull’uscio di casa,

ad attendere la dama,

per uscire finalmente nella sera,

come regnanti di un sogno …

 

per il mio bisogno,

e per l’invidia del mondo …

 

belli, sottobraccio,

come il verde e la primavera,

come una carne sola,

di una bellezza invasa,

che solo un figlio sa scorgerne i contorni,

fino al fondo del fondo,

di quelle anime il legaccio …

 

C’è come un’aria nuova,

come l’odore fresco di lenzuola,

e quelle mani rugose,

adesso piene di tempo

appoggiate sul letto,

che stringono le mie mani

alla ricerca di un Getsemani senza peso …

 

mani che hanno toccato il passato

e lo conservano ora nelle linee della vita,

che hanno tanto amato,

difeso,

accarezzato,

consolato …

 

mani che adesso cercano le mie dita,

da stringere,

per non perdersi, e non disperare …

 

C’è come un’aria nuova,

più ossigeno per il mio cuore,

per le mie povere cellule,

che si rigenerano ancora,

in questa vita che non finisce mai,

che si rinnova,

nonostante le apparenze …

 

perché c’è ancora tanto da fare

e tanto da rifare,

come se l’oggi fosse sempre ieri,

con il cervello che invecchia ogni giorno

ma respira sempre meglio in verticale,

e sa comprenderne i misteri …

 

io, cavaliere errante,

poeta, e figlio di un gigante,

che attendo sull’uscio di casa

mentre lei si prepara per uscire …

la stessa scena di un tempo,

sottobraccio,

insieme,

e per l’invidia del mondo …

 

intrisi di una fragranza leggera e fresca,

che non si disperde,

come il profumo buono dei ricordi,

come il vero amore … …

 

sì, c’è come un’aria nuova,

o forse è la stessa …

ma ha sempre un buon odore …

 

(Crescenzo)

Il_tempo_che_passa

Fidarsi di Dio

Senza Gesù non facciamo nulla di buono. È questo l’insegnamento dato dal Maestro ai suoi discepoli nel racconto evangelico della pesca miracolosa e che si ripete nella nostra vita.
San Luca racconta che un giorno il Signore predicava nei pressi del mare di Galilea ed erano così tanti quelli che lo ascoltavano che egli dovette chiedere aiuto. Alcuni pescatori stavano lavando le reti sulla riva. Avevano terminato la parte più impegnativa del lavoro e stavano sistemando le ultime cose, sicuramente con l’idea di andarsene al più presto a casa per riposarsi. Ma Gesù salì su una barca, quella di Simone, e da lì continuò a parlare alla folla.
L’evangelista non si sofferma a raccontarci il contenuto dell’insegnamento del Signore. Questa volta vuole farci prestare attenzione ad altri fatti, perché contengono una lezione di grande importanza per la vita cristiana.
FE.1
Lotta e fiducia
Forse Pietro e i suoi compagni pensavano che, al termine del suo discorso, Gesù sarebbe ritornato a riva e avrebbe ripreso il suo cammino. Ma non fu così: si rivolse a loro e li invitò a riprendere il lavoro, proprio quello che stavano per concludere. Ne furono sorpresi; ma Simone ebbe la grandezza d’animo di non badare alla stanchezza e rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti.
Avevano lavorato tutta la notte, invano. Sapevano pescare, era la loro professione, avevano esperienza; eppure niente: erano ritornati stanchi e senza un pesce. Probabilmente, erano anche demoralizzati. Magari qualcuno avrà anche pensato che con quel mestiere non si poteva tirare avanti e avrà avuto il desiderio – più o meno represso – e frutto di una sensazione di impotenza, di piantare tutto.
Sappiamo che il racconto si conclude con una pesca straordinariamente abbondante. Se ci domandassimo che cosa fece la differenza tra questa abbondanza e l’insuccesso notturno, la risposta sarebbe immediata: la presenza di Cristo. Tutte le altre circostanze di questo secondo tentativo sembrano meno favorevoli di quelle del primo: le reti non completamente lavate, l’ora poco adatta, la depressa condizione fisica e mentale dei pescatori…
Il Signore si serve di tutto questo per dare, a loro e a noi, un insegnamento spirituale molto importante: senza Gesù non combiniamo nulla. Senza Cristo, il frutto della lotta sarà la stanchezza, la tensione, lo scoraggiamento, il desiderio di piantare tutto; senza Cristo, cercheremmo di ingannarci gettando sulle circostanze la colpa della nostra inefficacia; senza Cristo, saremmo invasi dalla sensazione di inutilità. Con Lui, invece, la pesca è abbondante.
La santità non consiste nel compiere una serie di norme. È, invece, la vita di Cristo in noi. Più che nel fare, essa consiste nel lasciar fare, nel lasciarsi portare; però mettendo da parte nostra tutto il possibile. Tu, cristiano e, in quanto cristiano, figlio di Dio, devi sentire la grave responsabilità di corrispondere alle misericordie ricevute dal Signore, mediante un atteggiamento di vigilante e amorosa fermezza, perché niente e nessuno possa deformare i lineamenti peculiari dell’Amore, che Egli ha impresso nella tua anima.
Quando lottiamo per essere santi, il filo della nostra volontà si unisce al filo della Volontà di Dio e s’intreccia con quest’ultima per formare un unico tessuto, un’unica tela, che è la nostra vita. Questa trama deve diventare sempre più fitta, finché arriverà un momento in cui la nostra volontà si identificherà con quella di Dio in modo tale che non saremo capaci di distinguere l’una dall’altra, perché entrambe desiderano le stesse cose.
Quasi alla fine della sua vita terrena Gesù confida a san Pietro: In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Prima ti appoggiavi a te stesso, alla tua volontà, alla tua fortezza; prima pensavi che la tua parola fosse più sicura della mia…, e vedi con quali risultati. Da ora in poi ti appoggerai a Me e vorrai ciò che Io vorrò… e le cose andranno molto meglio.
La vita interiore sgorga dalla grazia e richiede la nostra cooperazione. Lo Spirito Santo soffia e dà impeto alla nostra barca. Per fare la nostra parte, noi disponiamo, per così dire, di due remi: da un lato, il nostro impegno personale; dall’altra, la fiducia in Dio, la certezza che non ci abbandonerà. I due remi sono indispensabili e dobbiamo rafforzare i nostri muscoli se vogliamo che la vita interiore proceda in avanti. Se uno dei due remi viene a mancare, la barca girerà su se stessa, sarà molto difficile governarla; allora l’anima comincerà a zoppicare: non progredirà, perderà la spinta, finirà per venir meno e affonderà facilmente.
Se non c’è la decisione efficace di lottare, la pietà diventa sentimento, le virtù si indeboliscono: l’anima sembra riempirsi di buoni desideri, che tuttavia si mostrano inefficaci al momento di impegnarsi. Se poi ci si affida a una volontà forte, alla decisione di lottare senza confidare nel Signore, il frutto sarà l’aridità, la tensione, la stanchezza, il disgusto per una lotta che non porta pesci nella rete della vita interiore e dell’apostolato: l’anima si ritrova, come Pietro e compagni, nella notte infruttuosa.
Se ci accorgiamo di un simile pericolo, se cadiamo nello scoraggiamento per esserci troppo fidati della nostra competenza o della nostra esperienza, della nostra volontà decisa e forte… e poco di Cristo, chiediamo al Signore di salire sulla nostra barca. La sua presenza è molto importante per noi; molto più dei risultati del nostro impegno. È da notare che il Signore non promette una grande pesca, né Simone se l’aspetta; però si rende conto che in ogni caso vale la pena lavorare per il Signore: In verbo autem tuo laxabo retia.
FE.2
Abbandono
Torniamo indietro e rivolgiamo la nostra attenzione alla richiesta di Gesù:Prendi il largo e calate le reti per la pesca.
Duc in altum.Porta la barca al largo. Per addentrarsi nella vita interiore bisogna rinunciare a tenere i piedi sul terreno solido, in cui ci sentiamo completamente a nostro agio; è necessario avanzare fino a luoghi agitati dalle onde, dove la barca ondeggia e l’anima si accorge di non averne del tutto il controllo, di rischiare di affogare in caso di caduta.
Non saremmo più al sicuro sulla riva, o perlomeno dove l’acqua arriva al ginocchio, alla cintura, o al massimo alle spalle? Forse sì, là ci sentiremmo più sicuri. Però sulla riva non si pesca niente che valga la pena. Se vogliamo gettare le reti per pescare dobbiamo portare la barca al largo, dobbiamo scacciare la paura di non vedere più la costa.
Quante volte Gesù rinfaccia ai discepoli la loro paura: Perché avete paura, uomini di poca fede?. Forse meritiamo anche noi lo stesso rimprovero: perché non ti fidi? Perché vuoi padroneggiare e controllare tutto? Perché ti costa tanto camminare quando il sole non risplende al massimo del suo fulgore?
L’anima tende istintivamente a cercare riferimenti, qualche segno evidente che procede bene. Il Signore ce li concede spesso, ma non cresceremo nella vita interiore se permettiamo che ci ossessioni la necessità di verificare i nostri progressi.
Forse abbiamo l’esperienza che nei momenti difficili, quando non siamo in grado di formulare un giudizio netto sulla nostra rettitudine, e ci consumiamo nel desiderio di cercare a ogni costo una risposta, finiamo con l’attribuire a una circostanza insignificante un valore sproporzionato: uno sguardo sorridente o serio, un elogio o una correzione, una circostanza favorevole o una contraria, ci bastano a volte per far diventare brillanti o cupi eventi del tutto indifferenti.
La crescita nella vita interiore non dipende dall’essere sicuri della Volontà di Dio. L’ansia smisurata di sicurezza è il punto d’incontro del volontarismo con il sentimentalismo. Certe volte il Signore permette una insicurezza che, se compresa, ci aiuta a crescere nella rettitudine d’intenzione. L’importante è abbandonarsi nelle sue mani, e trovare in Lui la pace.
La nostra lotta non ha l’obiettivo di procurarci sentimenti gradevoli. Spesso li avremo; altre volte, no. Un po’ di esame probabilmente ci farà scoprire che li cerchiamo con una frequenza maggiore di quel che immaginiamo, se non per se stessi, sicuramente come garanzia dell’efficacia della lotta.
Lo avvertiremo, per esempio, quando proviamo scoraggiamento nel caso di una tentazione alla quale non cediamo, ma che persiste; quando sentiamo fastidio perché qualcosa ci costa e – così ci pare – non dovrebbe costarci; quando sentiamo disagio perché la donazione non ci attrae nel modo travolgente che ci piacerebbe…
Dobbiamo lottare nelle cose su cui possiamo lottare, senza puntare a testa bassa contro ciò che non è in nostro potere dominare: i sentimenti non sono completamente sottomessi alla volontà e non possiamo pretendere che lo siano.
Dobbiamo imparare ad abbandonarci, mettendo nelle mani di Dio il risultato della nostra lotta, perché soltanto la fiducia in Lui può avere ragione delle nostre inquietudini. Se vogliamo essere pescatori d’alto mare, dobbiamo portare la barca al largo, dove non si tocca; dobbiamo superare il desiderio di cercare punti di riferimento, di avere la prova che facciamo progressi. Ma per riuscire a tanto è decisivo appoggiarsi sulla contrizione.
FE.3
Ricominciare
Simone e i suoi compagni seguirono il consiglio del Signore e presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Del frutto di quella audacia trassero beneficio altri che vennero ad aiutarli, e le due barche si riempirono al punto che quasi affondavano. L’abbondanza tanto straordinaria indusse Pietro ad avvertire la vicinanza di Dio e a sentirsi indegno di tale familiarità:Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Tuttavia, pochi minuti dopo,lasciarono tutto e lo seguirono. E furono fedeli sino alla morte.
Pietro scoprì il Signore durante quella pesca straordinaria. Avrebbe reagito nello stesso modo se la notte precedente il suo lavoro fosse andato bene? Forse no. Forse in una pesca particolarmente generosa avrebbe riconosciuto un aiuto di Gesù, ma non avrebbe capito fino a che punto Dio era vicino e che tutto veniva da Lui. Affinché il miracolo smuovesse l’anima di Simone, conveniva che la notte precedente fosse andata a vuoto, malgrado il suo impegno sincero.
Il Signore si serve dei nostri difetti per attirarci a Lui, purché noi ci sforziamo sinceramente per vincerli. Se lottiamo, dobbiamo volerci bene così come siamo, con i nostri difetti. Nel farsi uomo, il Verbo assunse alcune limitazioni: quelle che caratterizzano la condizione umana, proprio quelle contro le quali noi a volte ci ribelliamo. Nel cammino di identificazione con Cristo è importante accettare i propri limiti.
Tante volte è proprio la coscienza serena della nostra indegnità a farci scoprire Cristo accanto a noi, perché vediamo chiaramente che i pesci nelle nostre reti non sono frutto della nostra bravura, ma della volontà di Dio. E questa esperienza ci riempie di gaudio e ci convince ancora una volta che è la contrizione a farci progredire nella vita interiore.
Allora, come Pietro, ci gettiamo ai piedi di Gesù; e anche noi, come lui, finiamo per lasciare tutto – anche quella pesca straordinaria! – per seguirlo, perché soltanto di Lui ci importa.
La prontezza della contrizione segna la via per la gioia. La tua vita interiore dev’essere proprio questo: cominciare… e ricominciare. Quale profonda gioia prova l’anima quando scopre nella pratica il significato di queste parole! Non stancarsi di ricominciare: ecco il segreto per l’efficacia e la pace. Infatti, colui che ha questo atteggiamento lascia lavorare lo Spirito Santo nella propria anima, collabora con Lui senza pretendere di sostituirlo, lotta con tutta l’energia e con piena fiducia in Dio.

<a href="http://Senza Gesù non facciamo nulla di buono. È questo l’insegnamento dato dal Maestro ai suoi discepoli nel racconto evangelico della pesca miracolosa e che si ripete nella nostra vita. San Luca racconta che un giorno il Signore predicava nei pressi del mare di Galilea ed erano così tanti quelli che lo ascoltavano che egli dovette chiedere aiuto. Alcuni pescatori stavano lavando le reti sulla riva. Avevano terminato la parte più impegnativa del lavoro e stavano sistemando le ultime cose, sicuramente con l’idea di andarsene al più presto a casa per riposarsi. Ma Gesù salì su una barca, quella di Simone, e da lì continuò a parlare alla folla. L’evangelista non si sofferma a raccontarci il contenuto dell’insegnamento del Signore. Questa volta vuole farci prestare attenzione ad altri fatti, perché contengono una lezione di grande importanza per la vita cristiana. Lotta e fiducia Forse Pietro e i suoi compagni pensavano che, al termine del suo discorso, Gesù sarebbe ritornato a riva e avrebbe ripreso il suo cammino. Ma non fu così: si rivolse a loro e li invitò a riprendere il lavoro, proprio quello che stavano per concludere. Ne furono sorpresi; ma Simone ebbe la grandezza d’animo di non badare alla stanchezza e rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. Avevano lavorato tutta la notte, invano. Sapevano pescare, era la loro professione, avevano esperienza; eppure niente: erano ritornati stanchi e senza un pesce. Probabilmente, erano anche demoralizzati. Magari qualcuno avrà anche pensato che con quel mestiere non si poteva tirare avanti e avrà avuto il desiderio – più o meno represso – e frutto di una sensazione di impotenza, di piantare tutto. Sappiamo che il racconto si conclude con una pesca straordinariamente abbondante. Se ci domandassimo che cosa fece la differenza tra questa abbondanza e l’insuccesso notturno, la risposta sarebbe immediata: la presenza di Cristo. Tutte le altre circostanze di questo secondo tentativo sembrano meno favorevoli di quelle del primo: le reti non completamente lavate, l’ora poco adatta, la depressa condizione fisica e mentale dei pescatori… Il Signore si serve di tutto questo per dare, a loro e a noi, un insegnamento spirituale molto importante: senza Gesù non combiniamo nulla. Senza Cristo, il frutto della lotta sarà la stanchezza, la tensione, lo scoraggiamento, il desiderio di piantare tutto; senza Cristo, cercheremmo di ingannarci gettando sulle circostanze la colpa della nostra inefficacia; senza Cristo, saremmo invasi dalla sensazione di inutilità. Con Lui, invece, la pesca è abbondante. La santità non consiste nel compiere una serie di norme. È, invece, la vita di Cristo in noi. Più che nel fare, essa consiste nel lasciar fare, nel lasciarsi portare; però mettendo da parte nostra tutto il possibile. Tu, cristiano e, in quanto cristiano, figlio di Dio, devi sentire la grave responsabilità di corrispondere alle misericordie ricevute dal Signore, mediante un atteggiamento di vigilante e amorosa fermezza, perché niente e nessuno possa deformare i lineamenti peculiari dell’Amore, che Egli ha impresso nella tua anima. Quando lottiamo per essere santi, il filo della nostra volontà si unisce al filo della Volontà di Dio e s’intreccia con quest’ultima per formare un unico tessuto, un’unica tela, che è la nostra vita. Questa trama deve diventare sempre più fitta, finché arriverà un momento in cui la nostra volontà si identificherà con quella di Dio in modo tale che non saremo capaci di distinguere l’una dall’altra, perché entrambe desiderano le stesse cose. Quasi alla fine della sua vita terrena Gesù confida a san Pietro: In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Prima ti appoggiavi a te stesso, alla tua volontà, alla tua fortezza; prima pensavi che la tua parola fosse più sicura della mia…, e vedi con quali risultati. Da ora in poi ti appoggerai a Me e vorrai ciò che Io vorrò… e le cose andranno molto meglio. La vita interiore sgorga dalla grazia e richiede la nostra cooperazione. Lo Spirito Santo soffia e dà impeto alla nostra barca. Per fare la nostra parte, noi disponiamo, per così dire, di due remi: da un lato, il nostro impegno personale; dall’altra, la fiducia in Dio, la certezza che non ci abbandonerà. I due remi sono indispensabili e dobbiamo rafforzare i nostri muscoli se vogliamo che la vita interiore proceda in avanti. Se uno dei due remi viene a mancare, la barca girerà su se stessa, sarà molto difficile governarla; allora l’anima comincerà a zoppicare: non progredirà, perderà la spinta, finirà per venir meno e affonderà facilmente. Se non c’è la decisione efficace di lottare, la pietà diventa sentimento, le virtù si indeboliscono: l’anima sembra riempirsi di buoni desideri, che tuttavia si mostrano inefficaci al momento di impegnarsi. Se poi ci si affida a una volontà forte, alla decisione di lottare senza confidare nel Signore, il frutto sarà l’aridità, la tensione, la stanchezza, il disgusto per una lotta che non porta pesci nella rete della vita interiore e dell’apostolato: l’anima si ritrova, come Pietro e compagni, nella notte infruttuosa. Se ci accorgiamo di un simile pericolo, se cadiamo nello scoraggiamento per esserci troppo fidati della nostra competenza o della nostra esperienza, della nostra volontà decisa e forte… e poco di Cristo, chiediamo al Signore di salire sulla nostra barca. La sua presenza è molto importante per noi; molto più dei risultati del nostro impegno. È da notare che il Signore non promette una grande pesca, né Simone se l’aspetta; però si rende conto che in ogni caso vale la pena lavorare per il Signore: In verbo autem tuo laxabo retia. Abbandono Torniamo indietro e rivolgiamo la nostra attenzione alla richiesta di Gesù:Prendi il largo e calate le reti per la pesca. Duc in altum. Porta la barca al largo. Per addentrarsi nella vita interiore bisogna rinunciare a tenere i piedi sul terreno solido, in cui ci sentiamo completamente a nostro agio; è necessario avanzare fino a luoghi agitati dalle onde, dove la barca ondeggia e l’anima si accorge di non averne del tutto il controllo, di rischiare di affogare in caso di caduta. Non saremmo più al sicuro sulla riva, o perlomeno dove l’acqua arriva al ginocchio, alla cintura, o al massimo alle spalle? Forse sì, là ci sentiremmo più sicuri. Però sulla riva non si pesca niente che valga la pena. Se vogliamo gettare le reti per pescare dobbiamo portare la barca al largo, dobbiamo scacciare la paura di non vedere più la costa. Quante volte Gesù rinfaccia ai discepoli la loro paura: Perché avete paura, uomini di poca fede?. Forse meritiamo anche noi lo stesso rimprovero: perché non ti fidi? Perché vuoi padroneggiare e controllare tutto? Perché ti costa tanto camminare quando il sole non risplende al massimo del suo fulgore? L’anima tende istintivamente a cercare riferimenti, qualche segno evidente che procede bene. Il Signore ce li concede spesso, ma non cresceremo nella vita interiore se permettiamo che ci ossessioni la necessità di verificare i nostri progressi. Forse abbiamo l’esperienza che nei momenti difficili, quando non siamo in grado di formulare un giudizio netto sulla nostra rettitudine, e ci consumiamo nel desiderio di cercare a ogni costo una risposta, finiamo con l’attribuire a una circostanza insignificante un valore sproporzionato: uno sguardo sorridente o serio, un elogio o una correzione, una circostanza favorevole o una contraria, ci bastano a volte per far diventare brillanti o cupi eventi del tutto indifferenti. La crescita nella vita interiore non dipende dall’essere sicuri della Volontà di Dio. L’ansia smisurata di sicurezza è il punto d’incontro del volontarismo con il sentimentalismo. Certe volte il Signore permette una insicurezza che, se compresa, ci aiuta a crescere nella rettitudine d’intenzione. L’importante è abbandonarsi nelle sue mani, e trovare in Lui la pace. La nostra lotta non ha l’obiettivo di procurarci sentimenti gradevoli. Spesso li avremo; altre volte, no. Un po’ di esame probabilmente ci farà scoprire che li cerchiamo con una frequenza maggiore di quel che immaginiamo, se non per se stessi, sicuramente come garanzia dell’efficacia della lotta. Lo avvertiremo, per esempio, quando proviamo scoraggiamento nel caso di una tentazione alla quale non cediamo, ma che persiste; quando sentiamo fastidio perché qualcosa ci costa e – così ci pare – non dovrebbe costarci; quando sentiamo disagio perché la donazione non ci attrae nel modo travolgente che ci piacerebbe… Dobbiamo lottare nelle cose su cui possiamo lottare, senza puntare a testa bassa contro ciò che non è in nostro potere dominare: i sentimenti non sono completamente sottomessi alla volontà e non possiamo pretendere che lo siano. Dobbiamo imparare ad abbandonarci, mettendo nelle mani di Dio il risultato della nostra lotta, perché soltanto la fiducia in Lui può avere ragione delle nostre inquietudini. Se vogliamo essere pescatori d’alto mare, dobbiamo portare la barca al largo, dove non si tocca; dobbiamo superare il desiderio di cercare punti di riferimento, di avere la prova che facciamo progressi. Ma per riuscire a tanto è decisivo appoggiarsi sulla contrizione. Ricominciare Simone e i suoi compagni seguirono il consiglio del Signore e presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Del frutto di quella audacia trassero beneficio altri che vennero ad aiutarli, e le due barche si riempirono al punto che quasi affondavano. L’abbondanza tanto straordinaria indusse Pietro ad avvertire la vicinanza di Dio e a sentirsi indegno di tale familiarità:Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Tuttavia, pochi minuti dopo,lasciarono tutto e lo seguirono. E furono fedeli sino alla morte. Pietro scoprì il Signore durante quella pesca straordinaria. Avrebbe reagito nello stesso modo se la notte precedente il suo lavoro fosse andato bene? Forse no. Forse in una pesca particolarmente generosa avrebbe riconosciuto un aiuto di Gesù, ma non avrebbe capito fino a che punto Dio era vicino e che tutto veniva da Lui. Affinché il miracolo smuovesse l’anima di Simone, conveniva che la notte precedente fosse andata a vuoto, malgrado il suo impegno sincero. Il Signore si serve dei nostri difetti per attirarci a Lui, purché noi ci sforziamo sinceramente per vincerli. Se lottiamo, dobbiamo volerci bene così come siamo, con i nostri difetti. Nel farsi uomo, il Verbo assunse alcune limitazioni: quelle che caratterizzano la condizione umana, proprio quelle contro le quali noi a volte ci ribelliamo. Nel cammino di identificazione con Cristo è importante accettare i propri limiti. Tante volte è proprio la coscienza serena della nostra indegnità a farci scoprire Cristo accanto a noi, perché vediamo chiaramente che i pesci nelle nostre reti non sono frutto della nostra bravura, ma della volontà di Dio. E questa esperienza ci riempie di gaudio e ci convince ancora una volta che è la contrizione a farci progredire nella vita interiore. Allora, come Pietro, ci gettiamo ai piedi di Gesù; e anche noi, come lui, finiamo per lasciare tutto – anche quella pesca straordinaria! – per seguirlo, perché soltanto di Lui ci importa. La prontezza della contrizione segna la via per la gioia. La tua vita interiore dev’essere proprio questo: cominciare… e ricominciare. Quale profonda gioia prova l’anima quando scopre nella pratica il significato di queste parole! Non stancarsi di ricominciare: ecco il segreto per l’efficacia e la pace. Infatti, colui che ha questo atteggiamento lascia lavorare lo Spirito Santo nella propria anima, collabora con Lui senza pretendere di sostituirlo, lotta con tutta l’energia e con piena fiducia in Dio.

Fonte

Il poeta e l’arca della speranza

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore …

non sarei certo qui a tediarvi, adesso,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

tutti bravi giudici,

a condannare e ad assolvere,

legislatori del nulla,

a costruirci una nostra morale,

e a cibarci dell’albero dell’orgoglio …

quella radice secca,

senza turgore,

menzognera e cattiva,

che ci fa conoscere il bene,

il nostro bene,

ma non il male che ne deriva …

 

tutti dio in terra,

illusi e vuoti,

nonostante i boati di guerra,

lo sconcerto dei terremoti,

la caducità del mondo …

 

fagocitati dal niente,

dall’eutanasia della ragione,

della mente,

quella zizzania che ci cresce intorno,

e sempre si avvicina …

 

come profeti in patria,

oracoli senza voce,

a disperdere il nostro disappunto,

ancora una volta,

per le gonfie cateratte del cielo,

le bombe d’acqua,

l’ impeto del diluvio …

 

incuranti delle parole,

a turarsi gli orecchi con le dita …

inascoltati vaticini,

di un Vangelo di passione

e di Resurrezione …

 

pronti a chiedere conto a Dio

ma non alla follia dell’uomo,

per la povertà degli ultimi,

il mercato dei bambini,

il sesso surrogato,

abusato,

e senza amore …

 

pronti anche a gettare fango sui poeti

su chi crede ancora nel creato,

che ci sia un Dio da lodare,

un Cielo da scalare

e un’arca di speranza …

 

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore

e non ci avesse preservato,

maschio e femmina,

per farci salire su quell’arca …

non sarei certo qui, adesso, in questa stanza,

a tediarvi,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

(Crescenzo)

magia delle mani

Diranno che…

filia ecclesiae:

Vorranno negare l’evidenza!

Originally posted on Giuliano Guzzo:

Diranno

Diranno che un milione di persone in piazza è una stima cattolica, come se quella delle presenze al gay pride la fornisse la Nasa. Diranno, con indignazione, che è stata una cosa organizzata dalla Cei coi soldini dell’8×1000, senza sapere che

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