Un cristiano in vacanza

Il cattolico si distingue anche dal modo in cui si riposa e si diverte: anche sotto l’ombrellone o in cima a una montagna, la meta della vita non è un pacchetto turistico, ma il Paradiso. Großwarasdorf, Stoob, Burgenland, Österreich Arriva l’estate e l’uomo moderno si misura con un appuntamento obbligato quasi per tutti: le vacanze. Faccenda profana, ma che ha a che fare con i temi della fede e dell’apologetica. Perché il cattolico si riconosce anche dalle vacanze che fa. Ovviamente, c’è una grande libertà di scelta tra le molte opzioni che abbiamo a disposizione, in una forbice che va da Borghetto Santo Spirito alle Antille. Ma dentro questa libertà ci sono alcuni punti fermi che ci dovrebbero guidare anche durante le nostre ferie. Proviamo a stilare un piccolo vademecum per “la vacanza cattolica”.

1. CONTINUA A ESSERE CRISTIANO ANCHE IN VACANZA

Questo dovrebbe essere il punto di partenza di ogni cattolico che progetta il suo tempo di riposo e di divertimento. Andare tre settimane in Patagonia non è un delitto per un cristiano. Ma lo diventa se uno nemmeno si pone la domanda: e la Messa? In tempi di turismo globale, e di pacchetti turistici che ci portano agevolmente ovunque, bisogna stare attenti a non dimenticarsi l’essenziale: che non è il passaporto, ma Gesù Cristo. Che si incontra innanzitutto a Messa, almeno la domenica e nelle feste comandate

2. RIPOSA MA NON OZIARE

Vacanza è, semplicemente, cambiare attività. Questo è vero anche solo dal punto di vista umano. C’è qualcosa di patologico nell’idea di “bruciare” il tempo delle ferie nel nulla assoluto, in un’abulia senza costrutto che è, notoriamente, l’anticamera del vizio e del peccato. Per questo motivo anche una giornata di vacanza richiede una certa disciplina, cioè un programma di vita nel quale ci siano tanto riposo e divertimento, il fermo proposito di lasciare da parte il lavoro di ogni giorno, ma anche il tempo per gli altri, a cominciare dai nostri familiari.

3. STAI ALLEGRO, DIVERTITI MA NON PECCARE

Era uno dei consigli fondamentali di don Bosco. La vacanza è un grande privilegio, che i nostri antenati non hanno praticamente conosciuto. Chi dice che è un diritto, esagera. E’ piuttosto un grande dono, un talento, a patto di saperlo trafficare bene. E’ innanzitutto un tempo di rigenerazione, e quindi di meritato riposo. E’ legittimo anche divertirsi, purché questo obiettivo non travolga il primo: infatti, quale riposo è possibile se cerchiamo solo la confusione, la folla assordante, il rumore; se, in altre parole, ricreiamo a centinaia di chilometri di distanza lo stesso scenario confuso e dissipato in cui siamo costretti a vivere ogni giorno? Ci sono ambienti e divertimenti che in sé non sono illeciti, ma che costituiscono l’humus ideale per il peccato. Sono le famose occasioni, e già ricercarle e non fuggirle diventa una colpa grave.

4. DATTI DELLE NORME DI VITA

Sappiamo benissimo che in vacanza è molto più difficile rispettare un certo ordine nella giornata. Paradossalmente, il lavoro, la scuola e la famiglia impongono un ritmo, degli orari, e dentro questa cornice il cattolico può inserire le sue pratiche di pietà, la Messa, il rosario. Con le vacanze, questi schemi inevitabilmente saltano, e c’è il rischio – spesso la certezza – che vada a farsi benedire anche la vita di fede. Invece che avere più tempo per il Signore, ci dimentichiamo di lui. Anzi: potremmo addirittura aver vergogna di mostrare a parenti e amici che, anche a Cortina o a Ischia, vorremmo andare a Messa in settimana, o prenderci un quarto d’ora per l’orazione. Tenendo sotto controllo l’eccesso opposto – l’ostentazione – dobbiamo invece difendere questi spazi sacri, senza essere d’ostacolo ai legittimi progetti di svago della nostra compagnia.

5. FAI LA VACANZA PROPORZIONATA AL TUO TENORE DI VITA

Non è una questione di dottrina ma di buon senso. Quanti soldi è giusto investire nelle nostre vacanze? Ovviamente non esiste una tabella o una soglia dell’esagerazione. C’è però un criterio sempre buono: evitare gli eccessi, mantenendo una proporzione fra il nostro tenore di vita ordinario e l’investimento per il viaggio di piacere o la settimana al mare o ai monti. Inseguire una vacanza al di sopra delle proprie normali possibilità può essere il sintomo di un’esistenza triste, nella quale si passa l’anno aspettando quei quindici giorni come se fossero l’unica ragione per cui vale la pena vivere. Gli eccessi sono sempre ingiustificati, per ragioni morali e di stile. Inoltre, chi esagera si priva della possibilità di fare, con quel denaro, qualche opera di bene per la Chiesa e per i poveri.

6. NON LASCIARE CHE I TUOI FIGLI VADANO DOVE VOGLIONO E CON CHI VOGLIONO

Vacanze autonome per i figli? Anche qui, mode e abitudini contemporanee talvolta fanno a pugni con le esigenze della morale. Ad esempio, è assolutamente da riprovare la leggerezza con cui i genitori tollerano o incoraggiano le vacanze congiunte di ragazzi e ragazze; prassi che diviene addirittura “istituzionale” quando due giovani sono più o meno fidanzati. Mandare in vacanza un gruppo di ragazzi e ragazze significa incoraggiarli alla promiscuità; mandarci due fidanzati è “istigazione al peccato”. Significa costruire una generazione di persone senza forza di volontà, appassita prima di fiorire nella freschezza degli anni più belli della vita. Pianificare vacanze cristiane significa anche far ragionare i nostri figli sulla opportunità di certe comitive, e sul primato che comunque la famiglia merita – almeno fino a una certa età – anche in materia di vacanze. Si dice: durante l’anno non c’è nemmeno il tempo per guardarsi un po’ in faccia. Ma se poi arrivano le vacanze e i figli vanno da una parte, e i genitori dall’altra, quando la famiglia sta insieme? E chi l’ha detto che ognuno deve andare in vacanza solo dove ci sono i divertimenti adatti alla sua età, sennò “che vacanza è?” Non conformarsi alla mentalità del tempo, come ammonisce San Paolo, significa anche spezzare questi luoghi comuni e re-imparare a stare insieme nel tempo delle ferie.

7. FAI LETTURE UTILI ED EDIFICANTI

In vacanza si cerca un po’ di evasione, anche nei libri. Naturale. Tuttavia è consigliabile portarsi al mare o ai monti almeno una lettura edificante che ci faccia conoscere meglio la nostra fede: la vita di un santo, un romanzo apologetico, il saggio di un autore cattolico affidabile, un testo sulla preghiera o sulla dottrina, il Vangelo, il Timone. Insomma: c’è molta scelta, basta volerlo.

8. VISITA I LUOGHI DELLA FEDE

Alcuni trascorrono le loro vacanze in un monastero o in un’oasi di preghiera. Bello, ma praticamente impossibile per molti, e certamente per una famiglia. Si può però inserire sapientemente in ogni vacanza la visita ai luoghi della fede più vicini al nostro soggiorno estivo: un santuario, una cattedrale, la città di un grande santo, una comunità di religiosi, un sacerdote amico o il parroco del paesino di villeggiatura. Un modo semplice per insegnare anche ai propri figli che il nostro cuore è con Cristo anche quando ci stiamo rilassando e divertendo.

9. RICORDATI DEGLI ALTRI

La vacanza ci fa pensare che stiamo “incassando” una ricompensa meritata con un anno di lavoro stressante, o di studi faticosi, e guai a chi ce la tocca. C’è il rischio di guardare solo a sé stessi e di abbandonarsi all’egoismo; il mondo ci sussurra suadente che ci meritiamo un po’ di attenzione tutta per noi, e gli altri si arrangino. Ma il cristiano non può dimettersi durante le vacanze: San Josemaria Escrivà scriveva che “la santità e l’autentico desiderio di raggiungerla non si concede né soste né vacanze” (Cammino, n. 129). Allora, teniamo lo sguardo vigile e attento sugli altri, chiediamoci che cosa possiamo fare per aiutarli e se possibile mettiamo loro davanti alle nostre aspirazioni. Gesù ci ripagherà con vacanze bellissime, dove la gioia degli altri diventa la nostra gioia.

10. NON TRALASCIARE I SACRAMENTI

Durante l’anno diciamo sempre: non ho tempo. Di pregare, di fare direzione spirituale, di confessarmi, di fare una visita in chiesa. In vacanza non abbiamo alibi, e allora approfittiamone. Non c’è fede cattolica senza sacerdote e senza sacramenti. Parafrasando una vecchia, celebre pubblicità di un’agenzia di viaggi, potremmo concludere dicendo: “Cristiano fai da te? No Chiesa? Ahiahahiahi!”

dii Mario Palmaro


Giardino Inghilterra

Come tutti gli anni, anche quest’estate il Blog si prende un periodo di ristoro. Per la sottoscritta è stato un’anno ricco di avvenimenti, alcuni non piacevoli, come per ogni cristiano che si rispetti. Non andrò in vacanza ma saremo in pieno trasloco e vi chiedo una preghiera che tutto vada nel miglior modo possibile. Preghiamoci tutti: voi per noi che gestiamo il Blog e noi per voi che ci leggete e ringrazio Dio che siano in tanti, un “grazie” di cuore a ognuno!

Buone vacanze a tutti!!!

Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dalla mistica tedesca del tardo medioevo, in modo particolare da Matilde di Magdeburgo (1207-1282), Matilde di Hachenborn (1241-1299), Gertrude di Helfta (ca. 1256-1302) ed Enrico Suso (1295-1366).
Tuttavia la grande fioritura della devozione si ebbe nel corso del XVII sec., prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi dopo una serie di visioni avute da S. Margherita Maria Alacoque a Paray-le-Monial (F), nel corso delle quali Gesù le chiese il suo impegno per l’istituzione di una festa dedicata al Sacro Cuore.

Queste apparizioni ebbero luogo tra gli anni 1673 e 1675 :

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.
2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce.
3) Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.
Poi Gesù, lamentando l’ingratitudine degli uomini e la noncuranza rispetto ai suoi sforzi per far loro del bene, le chiese di supplire a questo. Gesù la sollecitò a fare la Comunione al primo venerdì di ogni mese e di prosternarsi con la faccia a terra dalle undici a mezzanotte, nella notte tra il giovedì e il venerdì.
Vennero così indicate le due principali devozioni, la Comunione al primo venerdì di ogni mese e l’ora santa di adorazione.
4) La quarta rivelazione più meravigliosa e decisiva, ebbe luogo il 16 giugno 1675 durante l’ottava del Corpus Domini. Nostro Signore le disse che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi, aggiungendo: “Ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati che fanno questo”.
Gesù chiese ancora che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, fosse dedicato ad una festa particolare per onorare il suo Cuore e con Comunioni per riparare alle offese da lui ricevute. Inoltre indicò come esecutore della diffusione di questa devozione, il padre spirituale di Margherita, il gesuita Claude de la Colombiere (canonizzato il 31/05/1992), superiore della vicina Casa dei Gesuiti di Paray-le-Monial.

Un secolo dopo, nel 1765, la Santa Sede autorizzò l’episcopato polacco e l’arciconfraternita Roma del Sacro Cuore a celebrare questa Festa. Tuttavia solo nel 1856 il Beato Pp Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) stabilì il culto universale di questa Festa, estendendola a tutta la Chiesa cattolica.

Cento anni dopo, il 15 maggio 1956, il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958), nel promuovere il culto al Cuore di Gesù con l’enciclica «Haurietis aquas» [ “Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore” (Is 12,3) sono le parole del profeta che aprono l’Enciclica], esortava i credenti ad aprirsi al mistero di Dio e del suo amore, lasciandosi da esso trasformare.

Certamente la devozione al Cuore di Gesù non è la celebrazione del culto di una parte anatomica del suo corpo; si tratta della devozione e del culto dello stesso Cristo Gesù e alla sua Persona, al suo essere il Figlio di Dio, il Redentore dell’uomo che con “cuore” infinitamente grande ha tanto amato i suoi da dare la vita per loro fino a morire in croce. Sulla croce quel cuore fu trafitto dalla lancia di un soldato e subito ne uscì sangue ed acqua, come ricordano i Santi Evangeli. L’oggetto, dunque, della nostra adorazione è il Figlio Unigenito del Padre, Gesù Salvatore e Redentore. Parlare del Cuore di Gesù è parlare dell’amore di Dio per gli uomini.

La domenica 1° giugno 2008 (Angelus, 1 giugno 2008) Pp Benedetto XVI, spiegando il senso di questa devozione, ha detto: «dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno».

Le dodici promesse di Gesù ai devoti del suo Sacro Cuore
(Gesù a S. Margherita Maria Alacoque)

1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Li consolerò in tutte le loro pene.
4. Sarò loro rifugio sicuro durante la vita e soprattutto alla loro morte.
5. Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.
7. Le anime tiepide diventeranno ferventi.
8. Le anime ferventi si eleveranno a grande perfezione.
9. Benedirò le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e onorata.
10. Darò ai sacerdoti il dono di toccare i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato.
12. Io prometto nell’eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell’ora estrema.

La tentazione e “liberaci dal male”!

amen“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”

1. Cos’è’ la tentazione?
Per comprendere cosa sia la tentazione è innanzitutto necessario spiegare che la traduzione della frase “non indurci in tentazione” non è la più esatta; essa potrebbe creare una ambiguità di interpretazione. Affermare che Dio sia causa della tentazione è errato, infatti è impossibile che Dio tenti l’uomo al male. Una spiegazione chiara ci è data da S. Giacomo quando scrive “Nessuno quando è tentato dica: sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentatore del male e non induce nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce” (Gc 1,13-14). Alla luce di tale affermazione si può con certezza dire che l’interpretazione più esatta della frase è: “Fa che non entriamo in tentazione”; chiediamo cioè al Padre di allontanare il male da noi, lo supplichiamo di non entrare nelle prospettive del tentatore, di non venire a patti con lui, di concederci la grazia di resistere al male conservandoci fedeli.
Chiarito il senso della frase cerchiamo ore di capire cosa si intende con il termine tentazione. In greco ha un duplice significato: tentazione e lotta. Nel greco biblico il verbo “tentare” ha il significato di provare, saggiare, come dice S. Paolo nella 2. lettera ai Corinzi: “Tentate voi stessi se siete nella fede” (2 Cor 13,15). La parola tentazione quindi può avere questi significati: tentazione vera e propria, lotta o prova. Il termine può essere compreso in pienezza se lo mettiamo in stretta correlazione con la seconda frase della petizione: ma liberaci dal male. Tutto il contesto è una implorazione di salvezza, una invocazione a chiedere perdono. Tale preghiera può essere così tradotta: non lasciarci in balia della prova, non abbandonarci quando ci provi, soccorrici nella nostra debolezza quando ci provi e perdona tutte le nostre debolezze dinanzi ad essa. Alla luce di tali interpretazioni la tentazione non è per se stessa peccato, lo diventa quando cediamo ad essa. La chiave di lettura dell’intera petizione sta in quel indurre, che significa stare in guardia perché Satana non ci sorprenda distratti e ignari del pericolo. Stiamo chiedendo a Dio di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato, nella lotta tra carne e spirito. Chiediamo a lui aiuto, consapevoli della nostra debolezza, ricordandoci che lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

2. Perché esiste la tentazione
Spiegato il significato letterale della petizione è ora necessario entrare nel suo senso esistenziale, spiegano perché esiste, come si manifesta e come la combattiamo. La tentazione è necessaria alla nostra vita. L’uomo ha bisogno di essere assoggettato ad essa per conoscersi. La tentazione infatti mette in evidenza ciò che siamo, perché nel nostro essere ci sono cose nascoste e ignorate persino da noi stessi, che non vengono alla luce, né si conoscono se non nella tentazione. Se Dio non permettesse più a Satana di tentare l’uomo, sarebbe come un maestro che smettesse di insegnare. Questa è la pedagogia di Dio: lasciare che i suoi figli vengano tentati per mostrar loro la sua misericordia, il suo amore e la sua fedeltà. Dio non permette che l’uomo venga tentato per allontanarlo da sé, bensì per avvicinarlo e provare se è fedele. Così prova Abramo, Isacco, Giacobbe… Così provò Israele nel deserto. La tentazione serve all’uomo da crogiuolo, come scrive il Siracide: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione; abbi un cuore retto e sii cosciente, non ti smarrire nel tempo della seduzione perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore”. La fede cristiana è sottoposta al crogiuolo della tentazione che genera pazienza e con questa la speranza che non delude, permettendo di restare radicati nell’amore di Dio. Come dice S. Giacomo: “Con la prova gli dà la forza di sopportarla e la corona della vita promessa”. E ancora: “Considerate perfetta letizia miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza”. Ancora Dio permette che veniamo tentati per mostrare che la sua potenza è superiore a quella del maligno, tanto che pur permettendo che da esso veniamo tentati, non permette che da esso veniamo schiacciati intervenendo nella nostra vita con la sua potenza liberatrice, come dice il Salmo 65: “Dio ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. Ci hai fatto cadere in un agguato, hai messo un peso ai nostri fianchi, hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste, ci hai fatti passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai dato sollievo”. L’arrivo del sollievo è la liberazione dalla tentazione.

3. Come si manifesta la tentazione
Per comprendere come si manifesta la tentazione partiamo da una distinzione di S. Ignazio di Lodola che divide i cristiani in due categorie: quelli che passano da un peccato mortale all’altro, e quelli che lavorano coraggiosamente per purificarsi dal peccato. Entrambi vengono tentati dal maligno.
– I primi li tenta tranquillizzandoli. Permette loro molti piaceri, riempie la loro immaginazione di mille soddisfazioni, per impedirgli di riflettere sulla loro vita. Li attira ai desideri della carne e della sensualità: il piacere, il bere, il cibo, il denaro, il sesso, la droga, il potere. Si impegna affinché rimangano nel loro peccato, li rassicura, ricordando che la misericordia di Dio è infinita e quindi non devono preoccuparsi del loro peccato. Toglie loro la paura del peccato e li fa affermare che l’inferno non esiste.
– I secondi, cioè quelli che amano Dio e cercano di crescere nell’amore, Satana li tenta con lo scoraggiamento e si insinua dicendo loro che non c’è bisogno che si diano tanto da fare, che si può essere buoni cristiani impegnandosi molto meno. In questo modo fiacca la loro volontà facendo scegliere il minor sforzo. Suscita in loro sentimenti di falsa umiltà con pensieri del tipo: non sei capace di tanto; sono cose per grandi santi; non ce la farai mai; è inutile che ti sforzi. Cerca in ogni modo di distoglierli dal desiderio del bene che hanno. Li assilla con falsi ragionamenti, li turba con scrupoli indescrivibili, ridesta in loro un passato che non riescono a dimenticare. Si impegna per renderli tristi e scoraggiati, facendoli scivolare nell’angoscia, nel timore, nel turbamento, nel disgusto della preghiera, li mette davanti ai loro peccati e mormora loro che sono troppo arditi nell’avvicinarsi al Signore con tale impedimento. Gli presenta la vita come un fallimento irreparabile fino a fargli dubitare della misericordia del Padre, giudicando e condannando se stessi, disprezzandosi fino alla disperazione. Li fa ripiegare mostrando il loro io peggiore. Li soffoca con rimproveri e con frasi del tipo: prima eri migliore, sei peggiorato. Devi cambiare vita, non sei fatto per quello che hai scelto, la tua vocazione è sbagliata. Altre volte fa il suo gioco, proponendogli cose superiori alle loro capacità in modo che nel momento che non riescono a compierle sperimentano il loro fallimento.

4. Come si combatte la tentazione
Se è vero che Dio permette la tentazione nella nostra vita, è altrettanto vero che ci dà di combatterla e come questo si faccia ce lo insegna Gesù quando rivolgendosi ai suoi discepoli nel Getsemani, dice: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione” (Mt 26,41). Gesù invita i suoi discepoli a vegliare per non cadere in tentazione; ma ciò non basta.
E’ altresì necessario vigilare. Il cristiano ogni giorno sperimenta la debolezza della sua carne e cade in tentazione, dinanzi ad essa solo lo Spirito chiesto con la preghiera può dargli la forza di resistere e non soccombere. Il combattimento e la vittoria sono possibili solo con questo potente strumento che Dio ci ha donato. Per mezzo della preghiera Gesù è vittorioso sul tentatore, fin dall’inizio (Mt 4, ss) e nell’ultimo combattimento della sua agonia (Mt 26, 36-44). In questa domanda del Padre Nostro Gesù ci unisce al suo combattimento e alla sua agonia.
Quindi il segreto per combattere la tentazione è la preghiera, e con essa la vigilanza.
Non c’è tentazione, lotta o prova, che la preghiera non possa superare, perché con essa c’è in noi la potenza di Dio. Quando siamo imprigionati nella tentazione seguiamo questi due consigli:
a. guardiamola in faccia e accettiamola dicendo: sono un peccatore
b. guardiamo a Dio e non a noi stessi.
Come il naufrago non si salva da solo se non sa nuotare, ma è necessario che qualcuno lo salvi allo stesso modo noi guardiamo a Dio e chiediamo che ci salvi dalla tentazione. Poiché ogni giorno siamo tentati, ogni giorno dobbiamo martellare il cuore di Dio per esserne liberati.
Altro modo per combattere la tentazione è non avere paura di essa, come dice S. Giacomo: “Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi” (Gc 4,7), e Pietro dice: “Resistetegli saldi nella fede”. Satana nulla può sull’uomo se questi non si dà in suo potere. Per quanto sia un leone possiamo resistergli ed egli fuggirà. E’ come un cane furioso, ma è un cane legato, e noi dobbiamo stare attenti a conoscere la lunghezza della corda. Non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo mostrare segni di stanchezza. Egli è intelligente e ci attacca dove siamo deboli. Perciò guardiamo al nostro sonno e non lasciamoci andare a tutto ciò che rende meno vigilanti. Come Gesù nel deserto preghiamo, digiuniamo, apriamo la Scrittura per scacciare il tentatore, contro il quale la Parola di Dio è potente ed efficace, ci protegge e ci difende. Quando la tentazione nonostante la preghiera, il digiuno, diventa persistente non chiudiamoci nel silenzio ma parliamone, perché questo ci libera dalla tentazione o per lo meno ci permette di ridimensionarla.

5. Ma liberaci dal male
Questo punto è fondamentale. Siamo chiamati ogni giorno a chiedere al Signore di liberarci dal male. La traduzione giusta è: “Ma liberaci dal maligno”.
Sappiamo bene che il compito del maligno è quello di ostacolarci continuamente nel cammino di conversione. Esistono due diversi attacchi diabolici. Ci sono gli attacchi ordinari e quelli straordinari.
Per quanto riguarda gli attacchi ordinari, essi comprendono tutti i tipi di tentazione di fronte alla quale ci troviamo ogni giorno. Abbiamo già elencato le “tentazioni” che quotidianamente il maligno ci propone, e anche come possiamo affrontarle e vincerle.
Ma esistono gli attacchi straordinari, che riguardano le situazioni di: ossessione diabolica; vessazione diabolica; possessione diabolica e infestazione diabolica. Di solito si incorre in questi pericoli quando nella vita si sono avuti legami con maghi, cartomanti, stregoni, astrologi, sedute spiritiche, scrittura automatica ecc…; oppure il Signore permette queste prove come una croce, che utilizza per riavvicinare le persone a Lui.
La ossessione diabolica riguarda gli attacchi che il demonio fa attraverso la mente. Cioè quando il maligno riesce ad insinuare un pensiero che poi diventa ossessivo. Per esempio il pensiero del suicidio. Diventa una ossessione rimbombante nella mente che in molti casi porta drammatiche conseguenze.
La vessazione diabolica riguarda gli attacchi esterni del maligno. Per esempio quello che ha fatto a certi santi, come Padre Pio, Don Bosco, santa Gemma Galgani, il Santo Curato d’Ars ecc…Cioè dispetti vari, percosse notturne, strane malattie che compaiono e scompaiono misteriosamente ecc.
La possessione diabolica si ha quando il demonio si impossessa del corpo di una persona e attraverso questa possessione riesce a far compiere gesti o a far pronunciare parole blasfeme al posseduto. Questo tipo di attacco diabolico grazie a Dio non è molto frequente. Vi sono anche diversi gradi di possessione. Si passa da una più lieve ad un livello più grave.
Infine abbiamo l’ultimo attacco che si chiama infestazione diabolica. E riguarda soprattutto i luoghi. Cioè il maligno infesta una casa, un ambiente di lavoro, ecc…
L’invocazione “Liberaci dal maligno” riguarda dunque non solo la liberazione dalle tentazioni ordinare, ma anche la liberazione dagli attacchi frontali di Satana sopra elencati. Sappiamo che il demonio è un angelo decaduto, e che, essendo molto astuto, spesso riesce a seminare il veleno dei suoi inganni nel nostro cuore e nella nostra vita.
Il rimedio a tutti gli attacchi del demonio rimane comunque il digiuno e la preghiera. Siamo chiamati a pregare incessantemente per non cadere in nessuna trappola di Satana. In alcuni casi è necessaria una vera e propria preghiera di liberazione dal maligno. Quando gli attacchi sembrano non cessare sarebbe opportuno richiedere una semplice preghiera di liberazione a qualsiasi presbitero. Nei casi più gravi la Chiesa interviene con la preghiera di esorcismo, che può compiere solo un presbitero autorizzato da Vescovo. Non dobbiamo dimenticare, che Gesù stesso ha compiuto parecchi esorcismi nella sua vita terrena. Il Vangelo è pieno di episodi che narrano gli esorcismi di Gesù.
La cosa importante è credere seriamente alla potenza di Gesù Cristo, cioè credere che Lui è risorto, che ha vinto la morte, il peccato e il demonio, e che se noi abbiamo Gesù dentro, non dobbiamo temere nulla.

Don Massimiliano

La custodia del cuore

Caro Crescenzo, prima di tutto ti ringrazio di aver accettato il mio invito di far parte di questo blog, non soltanto come amico, ma ora anche come autore, benvenuto! Tu mi hai conquistato con le tue poesie, una, “La gioia di Maria” avevo pubblicato qui, ma so che hai scritto anche due libri e vorrei che in seguito -quando vorrai- ci raccontassi dell’ultimo che si chiama “L’equilibrista di Dio”. Ora però, ti cedo lo spazio, a te la parola! Ti abbraccio, Karin.

d3841ff7-f184-4e8d-b85f-e1f31fac452b

Nel mio “L’equilibrista di Dio” – pubblicato da pochi mesi – racconto il mio “ritorno” alla Fede cattolica, dopo aver girovagato in lungo e in largo nel labirinto di questo mondo. Non è tanto il raccontare di me, non ne sento l’esigenza, se non servirmene per parlare della Fede, soprattutto dell’ appagante speranza cristiana, e della bellezza della vita. In seguito ne parlerò approfonditamente.
Adesso però, alla luce degli ultimi avvenimenti di cronaca (ultimi, realisticamente, almeno fino ai prossimi), voglio soffermarmi su un altro aspetto, certamente meno rassicurante, su cui non si può sorvolare, né transigere. Infatti, in questo testo, “L’equilibrista di Dio”, parlo diffusamente anche di “Colui che si mette di traverso”.
Senza tanti giri di parole: il diavolo. Non si tratta di deresponsabilizzare l’uomo (e anche il sottoscritto) da eventuali errori, quasi come se le deviazioni che lo vedono protagonista fossero solo opera degli impedimenti del Maligno. Niente affatto. Né bisogna essere un “fissato” del Male per intuirne la sua presenza – che fa spesso capolino nella vita di tutti i giorni – e parlarne senza tabù, per mettere in guardia se stessi e gli altri. Tanto più se si è credenti e cristiani.
Non possiamo glissare sull’argomento come se la cosa non ci tocca, non ci riguardi più di tanto. Prima di tutto perché faremmo un torto enorme a Cristo (alla Sua vittoria sulla morte e all’Opera di Redenzione) e alla Sua Chiesa – visto gli insistenti richiami, da sempre -, e poi perché,come ha scritto la brava Marina Corradi, su Avvenire di oggi, il fiato del demonio si incrocia spesso con la nostra libertà.
Pertanto, le due posizioni contrapposte – ed errate – di negarne l’esistenza o di attribuire solo a lui il Male presente nel mondo, sono da rigettare: il diavolo esiste, eccome, e può infilarsi nelle fessure delle nostre miserie (tutti ne abbiamo, a sufficienza), basta una piccola crepa, un pensiero morboso e seducente, una tentazione coltivata, un piccolo cedimento, per fare spazio, in noi, al serpente viscido e velenoso (menzognero e omicida fin dal principio), solo una piccola crepa …
Ma è pur vero che per restarci, e sopravvivere, ha bisogno del nostro consenso, del nostro cuore. Ed è lì, in quel confine, dove si fanno le scelte che contano,che si combatte la Buona Battaglia. E quindi, è il cuore che bisogna custodire!
C’è chi cerca di farlo attraverso una fede esteriore e superficiale, in maniera incoerente e scandalosa (incuranti del grido di Gesù, che ancora oggi risuona nei nostri orecchi: “Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”), o chi continua a confidare solo su se stesso, a seguire cammini “personalizzati”, auto-realizzativi, o norme particolari che niente hanno a che fare con la purità – e l’integrità – dell’uomo. Se il cuore è sgombro dell’essenziale –quindi senza Dio, e senza Fede – è più facile che il serpente possa annidarsi in qualche angolo, indisturbato, e covare le sue uova putrefatte.
Non è difficile intuire ciò che nascerà dallo schiudersi di queste “deposizioni”. Eppure Nostro Signore è stato fin troppo chiaro: “Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo …” (Matteo 15, 19) Ma noi continuiamo a non seguirlo, continuiamo a fare da soli. E da soli, si sa, siamo in balia del Male. Eppure abbiamo la Parola, i Sacramenti, lo Spirito di fortezza e di santità, tutto a portata di mano. E, non per ultimo, Maria, Colei che combatte contro il Male, accanto al Figlio Redentore, e che – antropologicamente parlando – è anche il modello umano da seguire, che ci supporta e ci sostiene in questa lotta. Non fosse altro perché Lei, con il suo esempio, ci porta sempre dalla parte di Cristo, e insieme a Lui non abbiamo niente da temere.
E allora è il cuore, dicevo, che bisogna custodire, e curare. Proprio come fece Maria, con la sua purezza, la sua umiltà e la sua devozione. Si lasciò guidare da Dio, divenne Moglie e Madre esemplare, si sacrificò per la Famiglia, fino alla fine dei suoi giorni. Amò, e rispettò, Giuseppe, quel marito così tenero e forte, così comprensivo e premuroso. E poi Gesù, quel Figlio così speciale, lo amò di un amore smisurato, mentre lo guardava crescere, lo vedeva operare, lo sentiva parlare, pregava con Lui, si fidava di Lui.

E intanto custodiva tutte queste cose nel Suo cuore …

Crescenzo Marzano

Il cuore alla luce di Dio_n

L’ultima Pentecoste

In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l’intimo sposalizio dell’anima con lo Spirito Santo. È la “sua” Pentecoste:

“Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l’oscurità del mio cuore? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell’ abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all’essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome:

Spirito Santo – Amore eterno!

Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita – tu stesso:

Spirito Santo – Vita eterna

Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell’anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall’alto e ci àncora con forza nell’alto: alla tua opera, come ci fa nuovi,

Spirito Santo – Raggio Impenetrabile!

Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l’agnello sciolse il sigillo dell’eterno decreto divino? Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito.

Spirito Santo – Forza vittoriosa.

Tu sei l’artefice che costruisce il duomo eterno che s’innalza dalla terra al cielo. Da te animate s’innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo.

Spirito Santo – Mano creatrice di Dio.

Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda? Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa:

Spirito Santo – Creatore dell’universo.

Sei tu il dolce canto dell’amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L’armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire.

Spirito Santo – Giubilo eterno!

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore

Dall’omelia del Beato Giovanni Paolo II (ormai San Giovanni Paolo II)

Cari figli, fratelli e amici in Cristo Gesù.

545967_177394569084072_2071438661_nIn questa solennità dell’Ascensione di nostro Signore, il Papa è felice di offrire il sacrificio eucaristico con voi e per voi. [...] Con gioia e nuovi propositi per il futuro, riflettiamo brevemente sul grande fatto della liturgia di oggi. Nelle letture bibliche ci viene riassunto in tutto il suo significato il mistero dell’Ascensione di Gesù. La ricchezza di questo mistero è espressa in due affermazioni: “Gesù diede loro le ultime istruzioni” e poi “Gesù salì e prese il suo posto”.

Nella provvidenza di Dio – ossia nell’eterno disegno del Padre – era arrivata per Cristo l’ora di partire. Doveva abbandonare i suoi apostoli e lasciarli con sua Madre Maria, però solo dopo aver dato loro le sue disposizioni. Ora gli apostoli avevano una missione da compiere secondo gli insegnamenti dati da Gesù, e le ultime istruzioni erano, a loro volta, la fedele espressione della volontà del Padre.
Quelle istruzioni indicavano, soprattutto, che gli apostoli dovevano attendere lo Spirito Santo il dono del Padre. Fin dall’inizio era ben chiaro che la sorgente della forza degli apostoli doveva essere lo Spirito Santo. È lo Spirito che guida la Chiesa nella via della verità; il Vangelo viene diffuso con la potenza di Dio, non con i mezzi della sapienza e della forza umana. Continua a leggere

La gioia di Maria …

Ti chinasti sul Suo piccolo viso,
fino a baciarlo,
in quella nuova creazione
dove il riscatto ebbe inizio,
con l’umiltà che si arrese all’evidenza
nonostante lo sconcerto di toccare il divino …

Affidataria del mondo,
oggi Ti chini anche su di me
e mi vieni a calmare,
proprio come si fa come un bambino …
come la brezza dello Spirito di Dio
sulla superficie agitata delle onde,
che le increspa appena …
fuori da questa vita in tempesta,
da questo folle giro senza senso,
nel turbamento dell’oblio,
su questa nostra malata coscienza
che ha sempre più bisogno di te
per tornare a sperare …

Grembo fecondo,
gioiosa come una beatitudine
dolce come una cantilena …
bella, come la faccia cristiana dell’amore,
come una pace duratura
che calma e rassicura
nonostante la guerra …
Signora del sonno profondo,
improvviso,
in mezzo alla piena dell’inquietudine,
che culla il cuore
e sempre rasserena …

Regina del Cielo e della terra,
in questa sana consapevolezza
che si rinnova sempre
tutte le volte che ti vengo cercare …
Donna dalla bellezza antica,
pulita e materna,
eternamente giovane
che non invecchia e non stanca …

Sei solo un riflesso della Sua purezza,
un atomo,
solo un atomo al cospetto del Creatore,
eppure più grande degli angeli …
in questo Eden provvisorio,
costola dell’ Uomo nuovo
che completi ciò che manca …

Stella del mattino,
alzo lo sguardo per lasciarmi guidare …

perché forte come la morte è l’amore,
anzi più forte …

Crescenzo Marzano

La_gioia_di_Maria

 

La correzione fraterna, questione delicata!

Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. (Matteo 18,15-17)

La correzione fraterna è descritta in Mt 18,15-17. Il v. 18 riguarda invece il potere apostolico di sciogliere e di legare. Consideriamo, per adesso, i termini della correzione fraterna. Nella prassi cristiana, Matteo prevede la legittimità di un richiamo al bene nei confronti del fratello che ha commesso un peccato. Un primo fraintendimento che va evitato è quello di pensare che l’evangelista qui si stia riferendo a quei disguidi quotidiani che si verificano in ogni comunità cristiana. Ciò va escluso considerando l’intera prassi della correzione fraterna suggerita dal nostro testo: si hanno infatti tre passaggi, di cui il secondo e il terzo richiedono l’intervento di testimoni o addirittura dell’assemblea (l’intera comunità o i responsabili di essa). Sarebbe un’esigenza esagerata, se lo sbaglio del fratello da correggere riguardasse le incomprensioni ordinarie della vita comune. Ancora più esagerata suonerebbe la prospettiva dell’esito negativo: “Se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano o un pubblicano” (Mt 18,17). Continua a leggere

La leggenda di Sorella Clara

A proposito della necessità di una legittimazione a svolgere il ruolo di consolatore, nello stile e nello spirito della relativa beatitudine evangelica, vorrei riferire un racconto leggendario (le leggende, si sa, sono assai più vicine alla realtà di tante pagine di storia “documentata”).
SorellaDunque, c’era un antico monastero in Normandia, retto da una badessa di grande sapienza. Più di cento monache pregavano, lavoravano, e servivano il Signore conducendo una vita austera, nel silenzio e nell’osservanza più rigorosa (il che non guasterebbe neppure oggi).

Un giorno, il vescovo del luogo si presentò alla porta del monastero per chiedere alla badessa di destinare una delle monache alla predicazione nel suo territorio, che aveva urgente bisogno di essere rievangelizzato. La badessa riunì il Consiglio e , dopo avere ascoltato i vari pareri espressi da religiose di lungo corso e naturalmente dopo matura riflessione, decise di preparare per tale missione la sorella Clara, una giovane novizia assai promettente, equipaggiata di virtù, intelligenza e numerose qualità.

Sorella Clara trascorse parecchi anni nella biblioteca del convento, decifrando vecchi codici e impadronendosi di tutti i segreti della scienza. Venne messa alla scuola di anziani monaci e monache di altri conventi.

Quando ebbe terminati gli studi, conosceva i classici, era in grado di leggere le Scritture nelle lingue originali, aveva la massima familiarità con la patristica e la tradizione teologica medioevale. Diede anche una pubblica dimostrazione del suo sapere predicando in refettorio sulle “processioni” infratrinitarie, e lasciando tutte le consorelle, anche le più scettiche ed esigenti, sbalordite per la sua erudizione.

Si presentò davanti alla badessa e, ponendosi in ginocchio, domando:

“Posso andare, ora, reverenda Madre?”.

La risposta fu: “Non ancora, figlia mia, non ancora …”

Sorella Clara venne mandata nell’orto, dove lavorò duro per svariate stagioni, da mattino a sera, con qualsiasi tempo, sperimentando il gelo e il caldo torrido. Le sue mani delicate ben presto apparvero decorate di calli. Liberò il terreno dai rovi e sassi. Imparò a coltivare la vigna. Osservò il crescere delle sementi, lo sviluppo dei germogli. Sapeva riconoscere ormai, con occhio sicuro, il momento della potatura degli alberi. Insomma, acquistò un altro tipo di sapienza, legato alla terra.

Ma anche dopo questa e numerose altre esperienze, la Madre rimaneva ferma nel suo diniego:

“Non è ancora tempo, figlia mia …”.

Si aggregò a una sbrindellata famiglia di saltimbanchi, conducendo la loro stessa esistenza randagia. Girava per i paesi su una carretta sgangherata, trascinata da un asinello strapelato, allestiva sulle piazze il palco per lo spettacolo. Sovente dormiva all’aperto, sotto le stelle.

Condusse anche vita eremitica sul monte, e tornò trasfigurata dal silenzio e dalla contemplazione.

Ogni volta si intrecciava la solita litania:

“Posso andare a predicare, Madre?”.

“Non ancora, figlia mia. Non è ancora venuto il momento”.

Si scatenò una terribile epidemia nel paese. Sorella Clara venne mandata a curare gli appestati. Vegliò intere notti al capezzale di malati, provvide con le sue stesse mani a seppellire i numerosi cadaveri.

Lei stessa, quando ormai la pestilenza stava regredendo, crollò per sfinitezza. Venne anche colpita da una grave forma di depressione, che in certi momenti rasentava la disperazione, a motivo soprattutto degli spettacoli atroci cui aveva dovuto assistere in quei mesi. Dovette essere curata presso una famiglia del villaggio. Imparò cosa vuol dire debolezza, sentirsi piccoli e dover dipendere in tutto dagli altri.

Quando finalmente riuscì a reggersi nuovamente in piedi, rientrò in monastero, dove venne accolta a braccia aperte dalla badessa che la osservò con particolare intensità: la trovò più umana, meno sicura di sé, più vulnerabile. Era scomparsa ogni traccia di orgoglio intellettuale. Aveva un’aria serena, lo sguardo popolato di volti e il cuore pieno di nomi.

“Adesso sì, figlia mia, adesso sì!”, sentenziò gravemente la Madre.

La accompagnò fino al grande portone del monastero, e lì la benedisse imponendole le mani.

E mentre si sentivano i rintocchi delle campane nell’ora dell’Angelus della sera, Sorella Clara uscì per scendere nella valle ad annunciare il Santo Vangelo e le relative Beatitudini.

Fonte a me sconosciuta

Sabato Santo…il silenzio

Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano

Sabato Santo: il sabato santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi. Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia, la domenica della Pasqua di Cristo. Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco benedetto e medita la grande promessa, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dall’antica schiavitù del peccato e della morte. Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso. Cristo luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito ed illumina ogni uomo che viene nel mondo. Accanto al cero pasquale risuona nella Chiesa il grande annuncio pasquale: Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui. Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio. Per antica tradizione, durante la Veglia Pasquale, i catecumeni ricevono il Battesimo, per sottolineare la partecipazione dei cristiani al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Dalla splendente notte di Pasqua, la gioia, la luce e la pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo [...]

L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità.
Estratto dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI – 19 marzo 2008

William_Blake.Cristo.nel.sepolcro

Venerdì Santo

Sieda costui solitario e resti in silenzio,

poiché egli glielo ha imposto;

cacci nella polvere la bocca,

forse c’è ancora speranza;

porga a chi lo percuote la sua guancia,

si sazi di umiliazioni.

Poiché il Signore non rigetta mai…

Ma, se affligge, avrà anche pietà

secondo la sua grande misericordia.

 (Lam. 3,28-32)

adam_williams_fine_art_the_pieta.

Triduo pasquale

Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perchè ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano. Continua a leggere

Insegnami a pregare

Uno schema semplice per imparare a pregare secondo il cuore di Dio.

volto santoUn uomo andò da un maestro di preghiera e gli chiese: ”Insegnami a pregare”. Il maestro gli disse: “Perché vuoi pregare?” “Perché pregare è la somma scienza”. Il maestro lo mandò via dicendogli: “Torna tra un anno”. L’anno dopo, l’uomo tornò, si ripeté la scena, ma cambiò la risposta: “Perché voglio diventare santo”. Il maestro gli disse ancora una volta: “Torna tra un anno”. Ritornato da lui, l’uomo gli disse subito: “Insegnami a pregare, perché voglio cercare Dio”.

La vera preghiera nasce dal desiderio di Dio. Cercare Dio per Dio, perché è Lui, così come noi siamo contenti di essere cercati per noi stessi e non per quello che facciamo o che abbiamo. Cercarlo ogni giorno: la preghiera come la vita è quotidiana, aver pregato ieri non serve se non prego anche oggi. È più utile alla crescita spirituale dedicare ogni giorno anche solo qualche minuto alla preghiera che aspettare di avere più tempo e più voglia per farlo. Nella preghiera non è importante “sentire”, ricevere consolazioni, posso pregare anche quando non riesco a concentrarmi o mi distraggo, poiché ciò che conta non è l’attenzione ma l’intenzione: sapere verso chi sto andando, chi desidero incontrare. Pregare non è riflettere su Dio, parlare di Lui, ma parlare a Lui, sintonizzarsi con il suo cuore, accogliere e vivere la sua volontà. Se prego cambio davvero, se prego divento riflesso della sua bellezza e santità. Continua a leggere

“Io ti assolvo…” La confessione, istruzioni per l’uso

UNA CATECHESI SPICCIOLA SUL SACRAMENTO DEL PERDONO

Sovente, al termine di una preparazione intensa dei giovani al sacramento, noi avvertiamo che occorre avere chiarimenti anche su difficoltà che spesso per lui non sono semplici. Ecco alcune domande che ritornano con frequenza:

Qual è la preoccupazione maggiore che dovrei avere venendo a ricevere il sacramento?
La cosa più importante è che tu capisca che il sacramento è un atto di fede nella potenza guaritrice di Cristo.
Tu non devi vedere il prete, tu devi scorgere Cristo in lui. Poi devi sapere bene che il gesto che stai per compiere è una riparazione di amore. Quando si ama veramente, le cose non costano più.

Io ho ancora un po’ paura del sacramento, – cosa devo fare?
Reagisci! Devi fare un po’ di autoumorismo, devi smontarti. Prendi in mano la catechesi di Cristo sul sacramento del perdono, il cap. 15 di Luca. Davanti a un padre che corre verso il figlio peccatore, lo abbraccia, lo copre di baci, piange di gioia… puoi ancora avere paura di inginocchiarti a chiedere perdono?

Io sento dentro di me come la voce della mia debolezza che mi dice: è inutile, tanto sarà tutto come prima. Come devo reagire?
Devi reagire con fermezza. Non è assolutamente vero che “sarà tutto come prima”. Se ricevi il sacramento bene, in te ci sarà la forza vitale di Cristo che opera, che sostiene, che incoraggia, che conforta. Il sacramento ben ricevuto lascia un segno. Non è un colpo di bacchetta magica, tuttavia è una forza misteriosa di Dio, che scatterà in te al momento giusto, se tu collabori, se tu fai la tua parte. Continua a leggere

Se non ora, quando? L’esame di coscienza

reue

Come si fa un buon esame di coscienza

Il Sacramento della Confessione staccato dalla parola di Dio non ha senso. Per prepararti a ricevere il sacramento del perdono la Chiesa ti chiede di esaminare la tua coscienza confrontandoti con la Parola di Dio. Tutto il messaggio di Cristo può essere riassunto in due importanti pagine dei Vangeli: il testo delle beatitudini (Mt 5,3-10) e il testo sull’amore di Dio e del prossimo (Mt 12,29). Ti presentiamo una traccia efficace per la tua preparazione al sacramento.

LE BEATITUDINI

1. Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli Continua a leggere

Festa dell’Annunciazione: “Si”

La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì».

[Maria] si dichiara serva del Signore. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero «sì» alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al «sì» non forzato di una persona umana.

Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà «sì»? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo «sì»! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: «Avvenga per me secondo la tua parola».

È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana. Maria diventa madre mediante il suo «sì». I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ciò dicendo che Maria avrebbe concepito mediante l’orecchio – e cioè: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato l’idea della nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di sant’Ireneo: «Come l’uomo passerà in Dio, se Dio non è passato nell’uomo  Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza?»

Tratto dal libro L’infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI  (capitolo 2. – pp. 46 – 47)

Virgin.of.Annunciation_nfe

 

La mia risposta è: si, prego!

Papa Francesco: “Ho bisogno che il popolo di Dio mi sostenga”

Le parole del pontefice nell’inedita intervista rilasciata alla radio comunitaria argentina FM Bajo Flores

In un’inedita intervista realizzata in occasione del suo primo anniversario come pontefice, Papa Francesco ha rifiutato l’opinione secondo la quale i sacerdoti che lavorano con i poveri nelle “villas de miseria” (sobborghi della miseria) appartengano ad una chiesa di sinistra e “progressista”. “Il lavoro dei sacerdoti nelle villas di Buenos Aires non è ideologico, è apostolico, e per questo fa parte della stessa Chiesa. Quelli che pensano che sia un’altra chiesa non comprendono fino in fondo il lavoro nella villa. La cosa importante è il lavoro”, ha detto Francesco.
Il pontefice ha concesso l’intervista alla radio comunitaria FM Bajo Flores, che trasmette dalla Villa 1-11-14, un quartiere di fronte allo stadio del San Lorenzo.Prima di essere eletto Papa, l’allora Jorge Mario Bergoglio, cardinale di Buenos Aires, nominò molti prelati destinati a lavorare nei quartieri più poveri della capitale dell’Argentina. “Francesco è un Papa “villero” (della villa) , non è un cliché. Lui era veramente molto impegnato nella villa prima di essere eletto Papa”, ha detto Eduardo Nájera ad Associated Press prima della cerimonia. Nájera è il direttore della radio che ha intervistato Francesco 15 giorni fa nella sua residenza di Santa Marta in Vaticano, nella prima intervista concessa ad un media argentino, la quale è stata proiettata  su un maxi schermo in un centro comunitario della villa.È stato interpellato riguardo ai sacerdoti legati al Movimento di Sacerdoti per il Terzo Mondo, come padre Carlos Mujica, tacciato come “comunista” e “sovversivo”, che però rifiutò la lotta armata. Fu assassinato nel 1974, senza che il fatto venisse chiarito. “Non erano comunisti. Erano grandi sacerdoti che lottavano per la vita”, ha puntualizzato il Papa nell’intervista. “Hanno provato a portare la parola di Dio agli emarginati. Sono sacerdoti che ascoltano il popolo di Dio e lottano per la giustizia”, ha sottolineato.

L’intervista è stata accolta calorosamente da più di un centinaio di residenze della villa, dove Bergoglio molte volte arrivava da solo, senza scorta. Augustina Mendoza, che ha vissuto quasi la metà dei suoi 63 anni nella villa, ha detto che Bergoglio ha bevuto il mate con lei nella sua casa: “Io so che lui si ricorda della mia zuppa paraguayana. Mi ha colpito la sua semplicità”, ha spiegato Mendoza. “Era molto serio, e non rideva, invece ora ha un un buon rapporto con tutti. Francesco supera ogni aspettativa perché ha empatia con i giovani, con i bambini e con gli anziani”.

Giovedì ha celebrato il suo primo anniversario con un semplice tweet simile: “Per favore pregate per me”. Gli argentini hanno chiesto per quale motivo chiede sempre che si preghi per lui. “Perché ne ho bisogno. Quello di cui ho più bisogno è che il popolo di Dio mi sostenga” ha detto il pontefice.

I giornalisti di AP Nicole Winfield e Michael Warren hanno contribuito a questa nota.

Fonte: Aleteia
topic

La beatitudine della mitezza

La mitezza è una virtù che sboccia sul terreno di un’altra virtù che si chiama “dominio di sé”.

Giotto_Scrovegni_Christ_before_CaiaphasL’Apostolo Paolo cita tra i frutti dello Spirito, l’una accanto all’altro, la mitezza e il dominio di sé (cfr. Gal 5,22). Ciò significa che tanto l’una quanto l’altro possono esistere solo nel quadro della vita di chi cammina secondo lo Spirito. L’uomo che pensa e agisce in modo puramente naturale non sa neppure che cosa siano la mitezza o il dominio di sé, e spesso, vedendoli in una persona che vive il Vangelo, li fraintende, credendo che la mitezza sia in realtà debolezza, e il dominio di sé lo scambia con l’indifferenza. In verità, questo succede con tutto il resto delle manifestazioni dell’uomo spirituale; lo stesso Apostolo Paolo è molto esplicito su questo punto, perché nessun cristiano si illuda di essere compreso da un non cristiano: “l’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle” (1 Cor 2,14). Continua a leggere

Perché 40 giorni di Quaresima?

AM 3San Josemaría scrisse: “La Quaresima ci pone davanti a degli interrogativi fondamentali: cresce la mia fedeltà a Cristo, il mio desiderio di santità? Cresce la generosità apostolica nella mia vita di ogni giorno, nel mio lavoro ordinario, fra i miei colleghi? Ognuno risponda silenziosamente, in cuor suo, a queste domande e scoprirà che è necessaria una nuova trasformazione perché Cristo viva in noi, perché la sua immagine si rifletta limpidamente nella nostra condotta”È Gesù che passa, 58

Raccogliamo alcune delle domande più comuni sulla Quaresima con le risposte per comprendere meglio il senso di questo periodo liturgico.

Che cos’è la Quaresima? Da quando si vive la Quaresima? Qual è il significato della Quaresima?
Chiamiamo Quaresima il periodo di quaranta giorni (Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. Dal quarto secolo si manifesta la tendenza a farne un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, con la pratica del digiuno e dell’astinenza.
“La Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 540). Proponendo ai suoi fedeli l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, si prepara per la celebrazione delle solennità pasquali, con la purificazione del cuore, una pratica perfetta della vita cristiana e un atteggiamento penitente. Continua a leggere

Tutti sentono le voci che amano

grillo_animaleSiamo a Londra. In una vasta e tumultuosa via alberata di Londra. 
Strepito di cavalli e di carrozze, vociare di mercanti e di strilloni. Trambusto di uomini e di mezzi. 
Chi corre perché ha fretta. Chi passeggia. Un po’ di tutto. Un via vai continuo.
Ma ecco… quel signore che si è fermato. 
Pare in ascolto. Ma di che? 
Trattiene per un braccio l’amico e gli sussurra: “Senti? C’è un grillo!”. 
L’amico lo guarda stralunato: com’è possibile sentire il cri-cri di un grillo in quel mondo di rumori? 
“Ma cosa dice, professore? Un grillo?!”.
E il signore, che si è fermato, come guidato da un radar, si accosta lentamente a un minuscolo ciuffo d’erba ai piedi di un albero. 
Con delicatezza sposta steli e dice: “Eccolo!”.
L’amico si curva. È davvero un piccolo grillo. 
Stupore per il fatto del grillo a Londra. 
Ma doppio stupore per averlo sentito. 
D’accordo. Per avvertire certe “voci”, occorre grande capacità d’ascolto. E quel signore ce l’aveva. 
Era il grande entomologo francese Jean Henry Fabre. 
E la sua grande capacità di ascolto era rivolta in modo specifico al mondo degli insetti. 
“Ma come ha fatto a sentire il grillo in tutto questo chiasso?” domanda l’amico al signor Fabre, mentre riprendono il cammino. 
“Perché voglio bene a quelle piccole creature. Tutti sentono le voci che amano, anche se sono debolissime. Vuoi che proviamo?”… Il signor Fabre si ferma. 
Estrae dal borsellino una sterlina d’oro e la lascia cadere a terra. 
È un piccolo din, ma una decina di persone che camminano sul marciapiede si voltano di scatto a fissare la moneta. 
“Hai visto” dice il signor Fabre, “Queste persone amano il denaro e ne percepiscono il suono, anche tra lo strepito più chiassoso”.

Fonte: Cum grano salis

Emilee: “L’aborto mi ha causato l’infertilità!”

IMG0574jpg-2387310_p9Nel 1984 rimasi inaspettatamente incinta, anche se la considero una contraddizione perché fondamentalmente, se una è sessualmente attiva non dovrebbe essere sorpresa se rimane incinta. Prendevo la pillola, ma chiaramente anche la pillola anticoncezionale non funziona al 100% e non ricordavo assolutamente di non averla presa per un giorno. È possibile che stessi prendendo antibiotici in quel periodo e allora non si sapeva che gli antibiotici possono annullare gli effetti della pillola, o almeno io non lo sapevo. Indipendentemente dal motivo per cui la pillola non ha funzionato con me, ero una studentessa universitaria di 20 anni con “sogni” di carriera da modella, e ora ero incinta!
Poiché stavo prendendo la pillola, scoprii di essere incinta solo a 10-12 settimane. Avevo perso due cicli, ma mi era capitato in precedenza, quando avevo esagerato con l’atletica e la ginnastica, così pensai solo che stava succedendo la stessa cosa. Comunque, descrissi i miei sintomi ad un’amica e si convinse che ero incinta e mi consigliò di fare un test, e lo feci, ed ero incinta. Continua a leggere

Senso della colpa e senso del peccato

Nel nostro tempo si smarrisce sempre più il senso del peccato, che è per sua natura direttamente proporzionale al senso di Dio. Quanto più l’uomo si incontra “a tu per tu” con il Signore, tanto più scopre e conosce i suoi peccati, sentendosi indegno di stare al cospetto di Dio. Succede come quando vediamo i mobili di una stanza al buio: la polvere sopra di essi non si nota…Ma non appena accendiamo la luce o apriamo la finestra, immediatamente ci accorgiamo della polvere che si è accumulata…Dio è luce, che mette a nudo le nostre mancanze, ma lo fa con amore e misericordia, ossia facendoci avvertire il bisogno di togliere da noi la “polvere” che forse da tempo abbiamo accumulato nella nostra vita. Continua a leggere

Il beato Don Michele Sopocko

sopocIl Beato don Michele Sopocko (1888-1975), confessore e direttore spirituale di Suor Faustina, per mezzo di lei, fu direttamente legato al mistero delle apparizioni di Gesù Misericordioso. Dio gli assegnò un ruolo di straordinaria importanza – realizzare la missione che il Signore Gesù affidò a Suor Faustina.
A questa attività consacrò quasi tutta la sua vita.

Michele Sopocko nacque il 1 novembre 1888 a Nowosady nei pressi di Vilna (Vilnius, Lituania) in una nobile famiglia di tradizione patriottica. Nonostante le difficili condizioni di vita, i genitori gli garantirono un’educazione a livello elementare. Il lavoro pesante in campagna, la necessità di lottare sempre per mantenere la famiglia, furono per i membri della famiglia Sopocko una scuola di vita e di carattere. La vita morale dei genitori, la loro pietà profonda e il loro amore influirono sulla giusta formazione spirituale di Michele e dei suoi fratelli.In famiglia si pregava insieme tutti i giorni e si andava regolarmente in chiesa che era distante 18 chilometri.

Si viaggiava con un carro trainato da un cavallo. L’atmosfera che regnava in casa Sopocko suscitò in Michele, sin dalla più tenera età, una pietà ardente e un desiderio di consacrarsi a Dio nel servizio sacerdotale.

Nel 1910 Michele Sopocko iniziò gli studi quadriennali al Seminario di Vilnius. Potè continuare gli studi grazie al sussidio assegnatogli dal rettore. Fu ordinato sacerdote il15 giugno 1914. Continua a leggere

Ho sete di Dio

La vita è un continuo incontro. Di qualcuno vorremmo fare tranquillamente a meno, altri invece si possono rivelare decisivi per la nostra vita. Ma tutti sono importanti, se sappiamo individuare il bene per noi che si nasconde dietro a delle parole o dei gesti.

Così è stato anche per padre Nouwen che un bel giorno si vede piombare nel suo ufficio un tizio di nome Fred Bratman, inviato dal “New York Times”, edizione domenicale per la zona del Connecticut. Si siedono e il Padre, da subito, provò un misto di irritazione e attrazione verso questo giovane. Lui percepiva che a quel giornalista non importava proprio nulla dell’intervista, sicuramente avrebbe voluto passare la giornata in tutt’altro modo, ma il suo lavoro era questo, e non si discute. Punto! Ora, non è che sia il massimo del piacere per l’intervistato di percepire la totale indifferenza e una mancanza di qualsiasi coinvolgimento da parte di Fred e mentre lui deponeva gli appunti nella sua cartella, padre Nouwen incominciò a provare compassione per lui: “Mi dica, le piace il suo lavoro?” Il giovane gli confidò che “No, non mi piace!”, ma doveva guadagnarsi i soldi per vivere… Ma non era del tutto vero, aggiunse anche che scrivere gli piace e questa intervista avrebbe avuto qualche interesse per lui, se solo avesse potuto usare il vocabolario suo e senza dover contare le parole…insomma, come doveva raccontare la vita ricca di eventi di una persona come padre Nouwen, in solo 750 parole? Impossibile!, e nella voce di Fred c’era tutto il suo scoraggiamento. Il padre capì che il giovane era sul punto di abbandonare i suoi sogni per vivere una vita mediocre.

A partire dal giorno dell’intervista nacque un’amicizia profonda, padre Nouwen si prese cura di lui, incominciarono a frequentarsi spesso e, ovviamente, parlarono anche di religione, della fede. Fred era ebreo, ma non praticante, il padre conobbe i suoi amici e viceversa. Un mondo variopinto nel quale uno imparava dall’altro e, nella diversità, sono riusciti a trovare il vero incontro.

Passarono gli anni tra vicende dolorose, alti e bassi come tutti noi conosciamo, ma l’amicizia fra i due si faceva ancora più profonda e forte, insieme al loro esplicito desiderio di una comune base spirituale. Ecco che cosa racconta Padre Nouwen:

“Un giorno, mentre passeggiavamo nella Columbus Avenue a New York City, Fred si girò verso di me e disse: Perché non scrivi qualcosa sulla vita spirituale, per me e i miei amici?”. Fred conosceva bene la maggior parte dei miei scritti. Mi aveva dato spesso validi consigli sulla forma e sullo stile, ma raramente si sentiva coinvolto dal contenuto. Come ebreo che viveva nel mondo secolare di New York City, non poteva trovare molto conforto o sostegno in parole che avevano una esplicita matrice cristiana ed erano chiaramente basate su una lunga vita nella Chiesa. “Cose sostanzialmente buone” diceva spesso “ma che non fanno per me”. Egli sentiva fortemente che la sua esperienza e quella dei suoi amici esigevano un’altra intonazione, un altro linguaggio, una diversa lunghezza d’onda spirituale. Continua a leggere

L’ultimo soldato del Re

filia ecclesiae:

Per ricordare un grande, umile servo di nostro Signore: Eugenio Corti!

Originally posted on Berlicche:

Osservatorio Caterina: le farfalle.
Ne venivano spesso, aleggiando, a posarsi sui bordi di terra smossa della nostra trincea, forse per suggerne l’umidità. Un pomeriggio ne arrivò una particolarmente bella: era nero-velluto, striata di fuoco, con macchie bianche. La mia attenzione fu attirata dalla leggiadria di quei colori, i quali – mi resi conto – non erano disposti a caso: anzi anche un grande pittore soltanto in un momento di particolare grazia avrebbe saputo comporli con tanta arte.
La considerai attento: quanto a lei, certo, non era così per propria scelta, non sapeva neppure di essere una farfalla, non se ne accorgeva. Nemmeno d’esistere si accorgeva: esisteva e basta, e ferma sul bordo di terra della trincea muoveva ritmica le ali, come uno che respiri nel sonno, inconsciamente lieta del miracolo grande dell’estate di cui faceva parte. Quando però di lì a poco ne comparve un’altra della stessa specie, la farfalla…

View original 421 altre parole

Le nuovissime lettere di Berlicche – LIII – No, è Superman!

filia ecclesiae:

Superlativo!

Originally posted on Berlicche:

Caro Malacoda,

E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo, vero? Spero che tu sia grato del fatto che un demone di così alto lignaggio come me trovi tempo, nonostante tutti i suoi impegni, per scrivere ad un diavolo di basso rango e ancora più bassa intelligenza come te.
In effetti ho già da tempo deciso che sei irrecuperabile come tentatore. Siccome però voglio evitare che le tue iniziative intempestive causino danni alle nostre attività infernali, ho deciso di fare un’eccezione al mio proposito di lasciarti sguazzare nella tua acqua pulita.
Ho saputo infatti che hai preso delle iniziative per cercare di limitare tra i tuoi protetti l’immagine dell’attuale Papa.
Dimmi, ma tu le leggi di tanto in tanto le circolari? I bollettini? Le disposizioni dei dirigenti dell’Ufficio Tentazioni? No, eh?
E non ti sei neanche chiesto come mai su giornali, riviste, televisioni che sai benissimo essere controllate da…

View original 433 altre parole