Un cristiano in vacanza

Il cattolico si distingue anche dal modo in cui si riposa e si diverte: anche sotto l’ombrellone o in cima a una montagna, la meta della vita non è un pacchetto turistico, ma il Paradiso. Großwarasdorf, Stoob, Burgenland, Österreich Arriva l’estate e l’uomo moderno si misura con un appuntamento obbligato quasi per tutti: le vacanze. Faccenda profana, ma che ha a che fare con i temi della fede e dell’apologetica. Perché il cattolico si riconosce anche dalle vacanze che fa. Ovviamente, c’è una grande libertà di scelta tra le molte opzioni che abbiamo a disposizione, in una forbice che va da Borghetto Santo Spirito alle Antille. Ma dentro questa libertà ci sono alcuni punti fermi che ci dovrebbero guidare anche durante le nostre ferie. Proviamo a stilare un piccolo vademecum per “la vacanza cattolica”.

1. CONTINUA A ESSERE CRISTIANO ANCHE IN VACANZA

Questo dovrebbe essere il punto di partenza di ogni cattolico che progetta il suo tempo di riposo e di divertimento. Andare tre settimane in Patagonia non è un delitto per un cristiano. Ma lo diventa se uno nemmeno si pone la domanda: e la Messa? In tempi di turismo globale, e di pacchetti turistici che ci portano agevolmente ovunque, bisogna stare attenti a non dimenticarsi l’essenziale: che non è il passaporto, ma Gesù Cristo. Che si incontra innanzitutto a Messa, almeno la domenica e nelle feste comandate

2. RIPOSA MA NON OZIARE

Vacanza è, semplicemente, cambiare attività. Questo è vero anche solo dal punto di vista umano. C’è qualcosa di patologico nell’idea di “bruciare” il tempo delle ferie nel nulla assoluto, in un’abulia senza costrutto che è, notoriamente, l’anticamera del vizio e del peccato. Per questo motivo anche una giornata di vacanza richiede una certa disciplina, cioè un programma di vita nel quale ci siano tanto riposo e divertimento, il fermo proposito di lasciare da parte il lavoro di ogni giorno, ma anche il tempo per gli altri, a cominciare dai nostri familiari.

3. STAI ALLEGRO, DIVERTITI MA NON PECCARE

Era uno dei consigli fondamentali di don Bosco. La vacanza è un grande privilegio, che i nostri antenati non hanno praticamente conosciuto. Chi dice che è un diritto, esagera. E’ piuttosto un grande dono, un talento, a patto di saperlo trafficare bene. E’ innanzitutto un tempo di rigenerazione, e quindi di meritato riposo. E’ legittimo anche divertirsi, purché questo obiettivo non travolga il primo: infatti, quale riposo è possibile se cerchiamo solo la confusione, la folla assordante, il rumore; se, in altre parole, ricreiamo a centinaia di chilometri di distanza lo stesso scenario confuso e dissipato in cui siamo costretti a vivere ogni giorno? Ci sono ambienti e divertimenti che in sé non sono illeciti, ma che costituiscono l’humus ideale per il peccato. Sono le famose occasioni, e già ricercarle e non fuggirle diventa una colpa grave.

4. DATTI DELLE NORME DI VITA

Sappiamo benissimo che in vacanza è molto più difficile rispettare un certo ordine nella giornata. Paradossalmente, il lavoro, la scuola e la famiglia impongono un ritmo, degli orari, e dentro questa cornice il cattolico può inserire le sue pratiche di pietà, la Messa, il rosario. Con le vacanze, questi schemi inevitabilmente saltano, e c’è il rischio – spesso la certezza – che vada a farsi benedire anche la vita di fede. Invece che avere più tempo per il Signore, ci dimentichiamo di lui. Anzi: potremmo addirittura aver vergogna di mostrare a parenti e amici che, anche a Cortina o a Ischia, vorremmo andare a Messa in settimana, o prenderci un quarto d’ora per l’orazione. Tenendo sotto controllo l’eccesso opposto – l’ostentazione – dobbiamo invece difendere questi spazi sacri, senza essere d’ostacolo ai legittimi progetti di svago della nostra compagnia.

5. FAI LA VACANZA PROPORZIONATA AL TUO TENORE DI VITA

Non è una questione di dottrina ma di buon senso. Quanti soldi è giusto investire nelle nostre vacanze? Ovviamente non esiste una tabella o una soglia dell’esagerazione. C’è però un criterio sempre buono: evitare gli eccessi, mantenendo una proporzione fra il nostro tenore di vita ordinario e l’investimento per il viaggio di piacere o la settimana al mare o ai monti. Inseguire una vacanza al di sopra delle proprie normali possibilità può essere il sintomo di un’esistenza triste, nella quale si passa l’anno aspettando quei quindici giorni come se fossero l’unica ragione per cui vale la pena vivere. Gli eccessi sono sempre ingiustificati, per ragioni morali e di stile. Inoltre, chi esagera si priva della possibilità di fare, con quel denaro, qualche opera di bene per la Chiesa e per i poveri.

6. NON LASCIARE CHE I TUOI FIGLI VADANO DOVE VOGLIONO E CON CHI VOGLIONO

Vacanze autonome per i figli? Anche qui, mode e abitudini contemporanee talvolta fanno a pugni con le esigenze della morale. Ad esempio, è assolutamente da riprovare la leggerezza con cui i genitori tollerano o incoraggiano le vacanze congiunte di ragazzi e ragazze; prassi che diviene addirittura “istituzionale” quando due giovani sono più o meno fidanzati. Mandare in vacanza un gruppo di ragazzi e ragazze significa incoraggiarli alla promiscuità; mandarci due fidanzati è “istigazione al peccato”. Significa costruire una generazione di persone senza forza di volontà, appassita prima di fiorire nella freschezza degli anni più belli della vita. Pianificare vacanze cristiane significa anche far ragionare i nostri figli sulla opportunità di certe comitive, e sul primato che comunque la famiglia merita – almeno fino a una certa età – anche in materia di vacanze. Si dice: durante l’anno non c’è nemmeno il tempo per guardarsi un po’ in faccia. Ma se poi arrivano le vacanze e i figli vanno da una parte, e i genitori dall’altra, quando la famiglia sta insieme? E chi l’ha detto che ognuno deve andare in vacanza solo dove ci sono i divertimenti adatti alla sua età, sennò “che vacanza è?” Non conformarsi alla mentalità del tempo, come ammonisce San Paolo, significa anche spezzare questi luoghi comuni e re-imparare a stare insieme nel tempo delle ferie.

7. FAI LETTURE UTILI ED EDIFICANTI

In vacanza si cerca un po’ di evasione, anche nei libri. Naturale. Tuttavia è consigliabile portarsi al mare o ai monti almeno una lettura edificante che ci faccia conoscere meglio la nostra fede: la vita di un santo, un romanzo apologetico, il saggio di un autore cattolico affidabile, un testo sulla preghiera o sulla dottrina, il Vangelo, il Timone. Insomma: c’è molta scelta, basta volerlo.

8. VISITA I LUOGHI DELLA FEDE

Alcuni trascorrono le loro vacanze in un monastero o in un’oasi di preghiera. Bello, ma praticamente impossibile per molti, e certamente per una famiglia. Si può però inserire sapientemente in ogni vacanza la visita ai luoghi della fede più vicini al nostro soggiorno estivo: un santuario, una cattedrale, la città di un grande santo, una comunità di religiosi, un sacerdote amico o il parroco del paesino di villeggiatura. Un modo semplice per insegnare anche ai propri figli che il nostro cuore è con Cristo anche quando ci stiamo rilassando e divertendo.

9. RICORDATI DEGLI ALTRI

La vacanza ci fa pensare che stiamo “incassando” una ricompensa meritata con un anno di lavoro stressante, o di studi faticosi, e guai a chi ce la tocca. C’è il rischio di guardare solo a sé stessi e di abbandonarsi all’egoismo; il mondo ci sussurra suadente che ci meritiamo un po’ di attenzione tutta per noi, e gli altri si arrangino. Ma il cristiano non può dimettersi durante le vacanze: San Josemaria Escrivà scriveva che “la santità e l’autentico desiderio di raggiungerla non si concede né soste né vacanze” (Cammino, n. 129). Allora, teniamo lo sguardo vigile e attento sugli altri, chiediamoci che cosa possiamo fare per aiutarli e se possibile mettiamo loro davanti alle nostre aspirazioni. Gesù ci ripagherà con vacanze bellissime, dove la gioia degli altri diventa la nostra gioia.

10. NON TRALASCIARE I SACRAMENTI

Durante l’anno diciamo sempre: non ho tempo. Di pregare, di fare direzione spirituale, di confessarmi, di fare una visita in chiesa. In vacanza non abbiamo alibi, e allora approfittiamone. Non c’è fede cattolica senza sacerdote e senza sacramenti. Parafrasando una vecchia, celebre pubblicità di un’agenzia di viaggi, potremmo concludere dicendo: “Cristiano fai da te? No Chiesa? Ahiahahiahi!”

dii Mario Palmaro


Giardino Inghilterra

Come tutti gli anni, anche quest’estate il Blog si prende un periodo di ristoro. Per la sottoscritta è stato un’anno ricco di avvenimenti, alcuni non piacevoli, come per ogni cristiano che si rispetti. Non andrò in vacanza ma saremo in pieno trasloco e vi chiedo una preghiera che tutto vada nel miglior modo possibile. Preghiamoci tutti: voi per noi che gestiamo il Blog e noi per voi che ci leggete e ringrazio Dio che siano in tanti, un “grazie” di cuore a ognuno!

Buone vacanze a tutti!!!

Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dalla mistica tedesca del tardo medioevo, in modo particolare da Matilde di Magdeburgo (1207-1282), Matilde di Hachenborn (1241-1299), Gertrude di Helfta (ca. 1256-1302) ed Enrico Suso (1295-1366).
Tuttavia la grande fioritura della devozione si ebbe nel corso del XVII sec., prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi dopo una serie di visioni avute da S. Margherita Maria Alacoque a Paray-le-Monial (F), nel corso delle quali Gesù le chiese il suo impegno per l’istituzione di una festa dedicata al Sacro Cuore.

Queste apparizioni ebbero luogo tra gli anni 1673 e 1675 :

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.
2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce.
3) Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come soli e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore, la vera sorgente di quelle fiamme.
Poi Gesù, lamentando l’ingratitudine degli uomini e la noncuranza rispetto ai suoi sforzi per far loro del bene, le chiese di supplire a questo. Gesù la sollecitò a fare la Comunione al primo venerdì di ogni mese e di prosternarsi con la faccia a terra dalle undici a mezzanotte, nella notte tra il giovedì e il venerdì.
Vennero così indicate le due principali devozioni, la Comunione al primo venerdì di ogni mese e l’ora santa di adorazione.
4) La quarta rivelazione più meravigliosa e decisiva, ebbe luogo il 16 giugno 1675 durante l’ottava del Corpus Domini. Nostro Signore le disse che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi, aggiungendo: “Ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati che fanno questo”.
Gesù chiese ancora che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, fosse dedicato ad una festa particolare per onorare il suo Cuore e con Comunioni per riparare alle offese da lui ricevute. Inoltre indicò come esecutore della diffusione di questa devozione, il padre spirituale di Margherita, il gesuita Claude de la Colombiere (canonizzato il 31/05/1992), superiore della vicina Casa dei Gesuiti di Paray-le-Monial.

Un secolo dopo, nel 1765, la Santa Sede autorizzò l’episcopato polacco e l’arciconfraternita Roma del Sacro Cuore a celebrare questa Festa. Tuttavia solo nel 1856 il Beato Pp Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) stabilì il culto universale di questa Festa, estendendola a tutta la Chiesa cattolica.

Cento anni dopo, il 15 maggio 1956, il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958), nel promuovere il culto al Cuore di Gesù con l’enciclica «Haurietis aquas» [ “Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore” (Is 12,3) sono le parole del profeta che aprono l’Enciclica], esortava i credenti ad aprirsi al mistero di Dio e del suo amore, lasciandosi da esso trasformare.

Certamente la devozione al Cuore di Gesù non è la celebrazione del culto di una parte anatomica del suo corpo; si tratta della devozione e del culto dello stesso Cristo Gesù e alla sua Persona, al suo essere il Figlio di Dio, il Redentore dell’uomo che con “cuore” infinitamente grande ha tanto amato i suoi da dare la vita per loro fino a morire in croce. Sulla croce quel cuore fu trafitto dalla lancia di un soldato e subito ne uscì sangue ed acqua, come ricordano i Santi Evangeli. L’oggetto, dunque, della nostra adorazione è il Figlio Unigenito del Padre, Gesù Salvatore e Redentore. Parlare del Cuore di Gesù è parlare dell’amore di Dio per gli uomini.

La domenica 1° giugno 2008 (Angelus, 1 giugno 2008) Pp Benedetto XVI, spiegando il senso di questa devozione, ha detto: «dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno».

Le dodici promesse di Gesù ai devoti del suo Sacro Cuore
(Gesù a S. Margherita Maria Alacoque)

1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Li consolerò in tutte le loro pene.
4. Sarò loro rifugio sicuro durante la vita e soprattutto alla loro morte.
5. Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.
7. Le anime tiepide diventeranno ferventi.
8. Le anime ferventi si eleveranno a grande perfezione.
9. Benedirò le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e onorata.
10. Darò ai sacerdoti il dono di toccare i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato.
12. Io prometto nell’eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell’ora estrema.

La tentazione e “liberaci dal male”!

amen“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”

1. Cos’è’ la tentazione?
Per comprendere cosa sia la tentazione è innanzitutto necessario spiegare che la traduzione della frase “non indurci in tentazione” non è la più esatta; essa potrebbe creare una ambiguità di interpretazione. Affermare che Dio sia causa della tentazione è errato, infatti è impossibile che Dio tenti l’uomo al male. Una spiegazione chiara ci è data da S. Giacomo quando scrive “Nessuno quando è tentato dica: sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentatore del male e non induce nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce” (Gc 1,13-14). Alla luce di tale affermazione si può con certezza dire che l’interpretazione più esatta della frase è: “Fa che non entriamo in tentazione”; chiediamo cioè al Padre di allontanare il male da noi, lo supplichiamo di non entrare nelle prospettive del tentatore, di non venire a patti con lui, di concederci la grazia di resistere al male conservandoci fedeli.
Chiarito il senso della frase cerchiamo ore di capire cosa si intende con il termine tentazione. In greco ha un duplice significato: tentazione e lotta. Nel greco biblico il verbo “tentare” ha il significato di provare, saggiare, come dice S. Paolo nella 2. lettera ai Corinzi: “Tentate voi stessi se siete nella fede” (2 Cor 13,15). La parola tentazione quindi può avere questi significati: tentazione vera e propria, lotta o prova. Il termine può essere compreso in pienezza se lo mettiamo in stretta correlazione con la seconda frase della petizione: ma liberaci dal male. Tutto il contesto è una implorazione di salvezza, una invocazione a chiedere perdono. Tale preghiera può essere così tradotta: non lasciarci in balia della prova, non abbandonarci quando ci provi, soccorrici nella nostra debolezza quando ci provi e perdona tutte le nostre debolezze dinanzi ad essa. Alla luce di tali interpretazioni la tentazione non è per se stessa peccato, lo diventa quando cediamo ad essa. La chiave di lettura dell’intera petizione sta in quel indurre, che significa stare in guardia perché Satana non ci sorprenda distratti e ignari del pericolo. Stiamo chiedendo a Dio di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato, nella lotta tra carne e spirito. Chiediamo a lui aiuto, consapevoli della nostra debolezza, ricordandoci che lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

2. Perché esiste la tentazione
Spiegato il significato letterale della petizione è ora necessario entrare nel suo senso esistenziale, spiegano perché esiste, come si manifesta e come la combattiamo. La tentazione è necessaria alla nostra vita. L’uomo ha bisogno di essere assoggettato ad essa per conoscersi. La tentazione infatti mette in evidenza ciò che siamo, perché nel nostro essere ci sono cose nascoste e ignorate persino da noi stessi, che non vengono alla luce, né si conoscono se non nella tentazione. Se Dio non permettesse più a Satana di tentare l’uomo, sarebbe come un maestro che smettesse di insegnare. Questa è la pedagogia di Dio: lasciare che i suoi figli vengano tentati per mostrar loro la sua misericordia, il suo amore e la sua fedeltà. Dio non permette che l’uomo venga tentato per allontanarlo da sé, bensì per avvicinarlo e provare se è fedele. Così prova Abramo, Isacco, Giacobbe… Così provò Israele nel deserto. La tentazione serve all’uomo da crogiuolo, come scrive il Siracide: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione; abbi un cuore retto e sii cosciente, non ti smarrire nel tempo della seduzione perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore”. La fede cristiana è sottoposta al crogiuolo della tentazione che genera pazienza e con questa la speranza che non delude, permettendo di restare radicati nell’amore di Dio. Come dice S. Giacomo: “Con la prova gli dà la forza di sopportarla e la corona della vita promessa”. E ancora: “Considerate perfetta letizia miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza”. Ancora Dio permette che veniamo tentati per mostrare che la sua potenza è superiore a quella del maligno, tanto che pur permettendo che da esso veniamo tentati, non permette che da esso veniamo schiacciati intervenendo nella nostra vita con la sua potenza liberatrice, come dice il Salmo 65: “Dio ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. Ci hai fatto cadere in un agguato, hai messo un peso ai nostri fianchi, hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste, ci hai fatti passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai dato sollievo”. L’arrivo del sollievo è la liberazione dalla tentazione.

3. Come si manifesta la tentazione
Per comprendere come si manifesta la tentazione partiamo da una distinzione di S. Ignazio di Lodola che divide i cristiani in due categorie: quelli che passano da un peccato mortale all’altro, e quelli che lavorano coraggiosamente per purificarsi dal peccato. Entrambi vengono tentati dal maligno.
– I primi li tenta tranquillizzandoli. Permette loro molti piaceri, riempie la loro immaginazione di mille soddisfazioni, per impedirgli di riflettere sulla loro vita. Li attira ai desideri della carne e della sensualità: il piacere, il bere, il cibo, il denaro, il sesso, la droga, il potere. Si impegna affinché rimangano nel loro peccato, li rassicura, ricordando che la misericordia di Dio è infinita e quindi non devono preoccuparsi del loro peccato. Toglie loro la paura del peccato e li fa affermare che l’inferno non esiste.
– I secondi, cioè quelli che amano Dio e cercano di crescere nell’amore, Satana li tenta con lo scoraggiamento e si insinua dicendo loro che non c’è bisogno che si diano tanto da fare, che si può essere buoni cristiani impegnandosi molto meno. In questo modo fiacca la loro volontà facendo scegliere il minor sforzo. Suscita in loro sentimenti di falsa umiltà con pensieri del tipo: non sei capace di tanto; sono cose per grandi santi; non ce la farai mai; è inutile che ti sforzi. Cerca in ogni modo di distoglierli dal desiderio del bene che hanno. Li assilla con falsi ragionamenti, li turba con scrupoli indescrivibili, ridesta in loro un passato che non riescono a dimenticare. Si impegna per renderli tristi e scoraggiati, facendoli scivolare nell’angoscia, nel timore, nel turbamento, nel disgusto della preghiera, li mette davanti ai loro peccati e mormora loro che sono troppo arditi nell’avvicinarsi al Signore con tale impedimento. Gli presenta la vita come un fallimento irreparabile fino a fargli dubitare della misericordia del Padre, giudicando e condannando se stessi, disprezzandosi fino alla disperazione. Li fa ripiegare mostrando il loro io peggiore. Li soffoca con rimproveri e con frasi del tipo: prima eri migliore, sei peggiorato. Devi cambiare vita, non sei fatto per quello che hai scelto, la tua vocazione è sbagliata. Altre volte fa il suo gioco, proponendogli cose superiori alle loro capacità in modo che nel momento che non riescono a compierle sperimentano il loro fallimento.

4. Come si combatte la tentazione
Se è vero che Dio permette la tentazione nella nostra vita, è altrettanto vero che ci dà di combatterla e come questo si faccia ce lo insegna Gesù quando rivolgendosi ai suoi discepoli nel Getsemani, dice: “Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione” (Mt 26,41). Gesù invita i suoi discepoli a vegliare per non cadere in tentazione; ma ciò non basta.
E’ altresì necessario vigilare. Il cristiano ogni giorno sperimenta la debolezza della sua carne e cade in tentazione, dinanzi ad essa solo lo Spirito chiesto con la preghiera può dargli la forza di resistere e non soccombere. Il combattimento e la vittoria sono possibili solo con questo potente strumento che Dio ci ha donato. Per mezzo della preghiera Gesù è vittorioso sul tentatore, fin dall’inizio (Mt 4, ss) e nell’ultimo combattimento della sua agonia (Mt 26, 36-44). In questa domanda del Padre Nostro Gesù ci unisce al suo combattimento e alla sua agonia.
Quindi il segreto per combattere la tentazione è la preghiera, e con essa la vigilanza.
Non c’è tentazione, lotta o prova, che la preghiera non possa superare, perché con essa c’è in noi la potenza di Dio. Quando siamo imprigionati nella tentazione seguiamo questi due consigli:
a. guardiamola in faccia e accettiamola dicendo: sono un peccatore
b. guardiamo a Dio e non a noi stessi.
Come il naufrago non si salva da solo se non sa nuotare, ma è necessario che qualcuno lo salvi allo stesso modo noi guardiamo a Dio e chiediamo che ci salvi dalla tentazione. Poiché ogni giorno siamo tentati, ogni giorno dobbiamo martellare il cuore di Dio per esserne liberati.
Altro modo per combattere la tentazione è non avere paura di essa, come dice S. Giacomo: “Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi” (Gc 4,7), e Pietro dice: “Resistetegli saldi nella fede”. Satana nulla può sull’uomo se questi non si dà in suo potere. Per quanto sia un leone possiamo resistergli ed egli fuggirà. E’ come un cane furioso, ma è un cane legato, e noi dobbiamo stare attenti a conoscere la lunghezza della corda. Non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo mostrare segni di stanchezza. Egli è intelligente e ci attacca dove siamo deboli. Perciò guardiamo al nostro sonno e non lasciamoci andare a tutto ciò che rende meno vigilanti. Come Gesù nel deserto preghiamo, digiuniamo, apriamo la Scrittura per scacciare il tentatore, contro il quale la Parola di Dio è potente ed efficace, ci protegge e ci difende. Quando la tentazione nonostante la preghiera, il digiuno, diventa persistente non chiudiamoci nel silenzio ma parliamone, perché questo ci libera dalla tentazione o per lo meno ci permette di ridimensionarla.

5. Ma liberaci dal male
Questo punto è fondamentale. Siamo chiamati ogni giorno a chiedere al Signore di liberarci dal male. La traduzione giusta è: “Ma liberaci dal maligno”.
Sappiamo bene che il compito del maligno è quello di ostacolarci continuamente nel cammino di conversione. Esistono due diversi attacchi diabolici. Ci sono gli attacchi ordinari e quelli straordinari.
Per quanto riguarda gli attacchi ordinari, essi comprendono tutti i tipi di tentazione di fronte alla quale ci troviamo ogni giorno. Abbiamo già elencato le “tentazioni” che quotidianamente il maligno ci propone, e anche come possiamo affrontarle e vincerle.
Ma esistono gli attacchi straordinari, che riguardano le situazioni di: ossessione diabolica; vessazione diabolica; possessione diabolica e infestazione diabolica. Di solito si incorre in questi pericoli quando nella vita si sono avuti legami con maghi, cartomanti, stregoni, astrologi, sedute spiritiche, scrittura automatica ecc…; oppure il Signore permette queste prove come una croce, che utilizza per riavvicinare le persone a Lui.
La ossessione diabolica riguarda gli attacchi che il demonio fa attraverso la mente. Cioè quando il maligno riesce ad insinuare un pensiero che poi diventa ossessivo. Per esempio il pensiero del suicidio. Diventa una ossessione rimbombante nella mente che in molti casi porta drammatiche conseguenze.
La vessazione diabolica riguarda gli attacchi esterni del maligno. Per esempio quello che ha fatto a certi santi, come Padre Pio, Don Bosco, santa Gemma Galgani, il Santo Curato d’Ars ecc…Cioè dispetti vari, percosse notturne, strane malattie che compaiono e scompaiono misteriosamente ecc.
La possessione diabolica si ha quando il demonio si impossessa del corpo di una persona e attraverso questa possessione riesce a far compiere gesti o a far pronunciare parole blasfeme al posseduto. Questo tipo di attacco diabolico grazie a Dio non è molto frequente. Vi sono anche diversi gradi di possessione. Si passa da una più lieve ad un livello più grave.
Infine abbiamo l’ultimo attacco che si chiama infestazione diabolica. E riguarda soprattutto i luoghi. Cioè il maligno infesta una casa, un ambiente di lavoro, ecc…
L’invocazione “Liberaci dal maligno” riguarda dunque non solo la liberazione dalle tentazioni ordinare, ma anche la liberazione dagli attacchi frontali di Satana sopra elencati. Sappiamo che il demonio è un angelo decaduto, e che, essendo molto astuto, spesso riesce a seminare il veleno dei suoi inganni nel nostro cuore e nella nostra vita.
Il rimedio a tutti gli attacchi del demonio rimane comunque il digiuno e la preghiera. Siamo chiamati a pregare incessantemente per non cadere in nessuna trappola di Satana. In alcuni casi è necessaria una vera e propria preghiera di liberazione dal maligno. Quando gli attacchi sembrano non cessare sarebbe opportuno richiedere una semplice preghiera di liberazione a qualsiasi presbitero. Nei casi più gravi la Chiesa interviene con la preghiera di esorcismo, che può compiere solo un presbitero autorizzato da Vescovo. Non dobbiamo dimenticare, che Gesù stesso ha compiuto parecchi esorcismi nella sua vita terrena. Il Vangelo è pieno di episodi che narrano gli esorcismi di Gesù.
La cosa importante è credere seriamente alla potenza di Gesù Cristo, cioè credere che Lui è risorto, che ha vinto la morte, il peccato e il demonio, e che se noi abbiamo Gesù dentro, non dobbiamo temere nulla.

Don Massimiliano

La custodia del cuore

Caro Crescenzo, prima di tutto ti ringrazio di aver accettato il mio invito di far parte di questo blog, non soltanto come amico, ma ora anche come autore, benvenuto! Tu mi hai conquistato con le tue poesie, una, “La gioia di Maria” avevo pubblicato qui, ma so che hai scritto anche due libri e vorrei che in seguito -quando vorrai- ci raccontassi dell’ultimo che si chiama “L’equilibrista di Dio”. Ora però, ti cedo lo spazio, a te la parola! Ti abbraccio, Karin.

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Nel mio “L’equilibrista di Dio” – pubblicato da pochi mesi – racconto il mio “ritorno” alla Fede cattolica, dopo aver girovagato in lungo e in largo nel labirinto di questo mondo. Non è tanto il raccontare di me, non ne sento l’esigenza, se non servirmene per parlare della Fede, soprattutto dell’ appagante speranza cristiana, e della bellezza della vita. In seguito ne parlerò approfonditamente.
Adesso però, alla luce degli ultimi avvenimenti di cronaca (ultimi, realisticamente, almeno fino ai prossimi), voglio soffermarmi su un altro aspetto, certamente meno rassicurante, su cui non si può sorvolare, né transigere. Infatti, in questo testo, “L’equilibrista di Dio”, parlo diffusamente anche di “Colui che si mette di traverso”.
Senza tanti giri di parole: il diavolo. Non si tratta di deresponsabilizzare l’uomo (e anche il sottoscritto) da eventuali errori, quasi come se le deviazioni che lo vedono protagonista fossero solo opera degli impedimenti del Maligno. Niente affatto. Né bisogna essere un “fissato” del Male per intuirne la sua presenza – che fa spesso capolino nella vita di tutti i giorni – e parlarne senza tabù, per mettere in guardia se stessi e gli altri. Tanto più se si è credenti e cristiani.
Non possiamo glissare sull’argomento come se la cosa non ci tocca, non ci riguardi più di tanto. Prima di tutto perché faremmo un torto enorme a Cristo (alla Sua vittoria sulla morte e all’Opera di Redenzione) e alla Sua Chiesa – visto gli insistenti richiami, da sempre -, e poi perché,come ha scritto la brava Marina Corradi, su Avvenire di oggi, il fiato del demonio si incrocia spesso con la nostra libertà.
Pertanto, le due posizioni contrapposte – ed errate – di negarne l’esistenza o di attribuire solo a lui il Male presente nel mondo, sono da rigettare: il diavolo esiste, eccome, e può infilarsi nelle fessure delle nostre miserie (tutti ne abbiamo, a sufficienza), basta una piccola crepa, un pensiero morboso e seducente, una tentazione coltivata, un piccolo cedimento, per fare spazio, in noi, al serpente viscido e velenoso (menzognero e omicida fin dal principio), solo una piccola crepa …
Ma è pur vero che per restarci, e sopravvivere, ha bisogno del nostro consenso, del nostro cuore. Ed è lì, in quel confine, dove si fanno le scelte che contano,che si combatte la Buona Battaglia. E quindi, è il cuore che bisogna custodire!
C’è chi cerca di farlo attraverso una fede esteriore e superficiale, in maniera incoerente e scandalosa (incuranti del grido di Gesù, che ancora oggi risuona nei nostri orecchi: “Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”), o chi continua a confidare solo su se stesso, a seguire cammini “personalizzati”, auto-realizzativi, o norme particolari che niente hanno a che fare con la purità – e l’integrità – dell’uomo. Se il cuore è sgombro dell’essenziale –quindi senza Dio, e senza Fede – è più facile che il serpente possa annidarsi in qualche angolo, indisturbato, e covare le sue uova putrefatte.
Non è difficile intuire ciò che nascerà dallo schiudersi di queste “deposizioni”. Eppure Nostro Signore è stato fin troppo chiaro: “Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo …” (Matteo 15, 19) Ma noi continuiamo a non seguirlo, continuiamo a fare da soli. E da soli, si sa, siamo in balia del Male. Eppure abbiamo la Parola, i Sacramenti, lo Spirito di fortezza e di santità, tutto a portata di mano. E, non per ultimo, Maria, Colei che combatte contro il Male, accanto al Figlio Redentore, e che – antropologicamente parlando – è anche il modello umano da seguire, che ci supporta e ci sostiene in questa lotta. Non fosse altro perché Lei, con il suo esempio, ci porta sempre dalla parte di Cristo, e insieme a Lui non abbiamo niente da temere.
E allora è il cuore, dicevo, che bisogna custodire, e curare. Proprio come fece Maria, con la sua purezza, la sua umiltà e la sua devozione. Si lasciò guidare da Dio, divenne Moglie e Madre esemplare, si sacrificò per la Famiglia, fino alla fine dei suoi giorni. Amò, e rispettò, Giuseppe, quel marito così tenero e forte, così comprensivo e premuroso. E poi Gesù, quel Figlio così speciale, lo amò di un amore smisurato, mentre lo guardava crescere, lo vedeva operare, lo sentiva parlare, pregava con Lui, si fidava di Lui.

E intanto custodiva tutte queste cose nel Suo cuore …

Crescenzo Marzano

Il cuore alla luce di Dio_n

L’ultima Pentecoste

In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l’intimo sposalizio dell’anima con lo Spirito Santo. È la “sua” Pentecoste:

“Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l’oscurità del mio cuore? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell’ abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all’essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome:

Spirito Santo – Amore eterno!

Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita – tu stesso:

Spirito Santo – Vita eterna

Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell’anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall’alto e ci àncora con forza nell’alto: alla tua opera, come ci fa nuovi,

Spirito Santo – Raggio Impenetrabile!

Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l’agnello sciolse il sigillo dell’eterno decreto divino? Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito.

Spirito Santo – Forza vittoriosa.

Tu sei l’artefice che costruisce il duomo eterno che s’innalza dalla terra al cielo. Da te animate s’innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo.

Spirito Santo – Mano creatrice di Dio.

Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda? Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa:

Spirito Santo – Creatore dell’universo.

Sei tu il dolce canto dell’amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L’armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire.

Spirito Santo – Giubilo eterno!

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore

Dall’omelia del Beato Giovanni Paolo II (ormai San Giovanni Paolo II)

Cari figli, fratelli e amici in Cristo Gesù.

545967_177394569084072_2071438661_nIn questa solennità dell’Ascensione di nostro Signore, il Papa è felice di offrire il sacrificio eucaristico con voi e per voi. [...] Con gioia e nuovi propositi per il futuro, riflettiamo brevemente sul grande fatto della liturgia di oggi. Nelle letture bibliche ci viene riassunto in tutto il suo significato il mistero dell’Ascensione di Gesù. La ricchezza di questo mistero è espressa in due affermazioni: “Gesù diede loro le ultime istruzioni” e poi “Gesù salì e prese il suo posto”.

Nella provvidenza di Dio – ossia nell’eterno disegno del Padre – era arrivata per Cristo l’ora di partire. Doveva abbandonare i suoi apostoli e lasciarli con sua Madre Maria, però solo dopo aver dato loro le sue disposizioni. Ora gli apostoli avevano una missione da compiere secondo gli insegnamenti dati da Gesù, e le ultime istruzioni erano, a loro volta, la fedele espressione della volontà del Padre.
Quelle istruzioni indicavano, soprattutto, che gli apostoli dovevano attendere lo Spirito Santo il dono del Padre. Fin dall’inizio era ben chiaro che la sorgente della forza degli apostoli doveva essere lo Spirito Santo. È lo Spirito che guida la Chiesa nella via della verità; il Vangelo viene diffuso con la potenza di Dio, non con i mezzi della sapienza e della forza umana. Continua a leggere

La gioia di Maria …

Ti chinasti sul Suo piccolo viso,
fino a baciarlo,
in quella nuova creazione
dove il riscatto ebbe inizio,
con l’umiltà che si arrese all’evidenza
nonostante lo sconcerto di toccare il divino …

Affidataria del mondo,
oggi Ti chini anche su di me
e mi vieni a calmare,
proprio come si fa come un bambino …
come la brezza dello Spirito di Dio
sulla superficie agitata delle onde,
che le increspa appena …
fuori da questa vita in tempesta,
da questo folle giro senza senso,
nel turbamento dell’oblio,
su questa nostra malata coscienza
che ha sempre più bisogno di te
per tornare a sperare …

Grembo fecondo,
gioiosa come una beatitudine
dolce come una cantilena …
bella, come la faccia cristiana dell’amore,
come una pace duratura
che calma e rassicura
nonostante la guerra …
Signora del sonno profondo,
improvviso,
in mezzo alla piena dell’inquietudine,
che culla il cuore
e sempre rasserena …

Regina del Cielo e della terra,
in questa sana consapevolezza
che si rinnova sempre
tutte le volte che ti vengo cercare …
Donna dalla bellezza antica,
pulita e materna,
eternamente giovane
che non invecchia e non stanca …

Sei solo un riflesso della Sua purezza,
un atomo,
solo un atomo al cospetto del Creatore,
eppure più grande degli angeli …
in questo Eden provvisorio,
costola dell’ Uomo nuovo
che completi ciò che manca …

Stella del mattino,
alzo lo sguardo per lasciarmi guidare …

perché forte come la morte è l’amore,
anzi più forte …

Crescenzo Marzano

La_gioia_di_Maria