La cittadella della secessione interiore

lubacdi Henri de Lubac

Note sulla tentazione del polemismo sterile e sui falsi rigori che degradano in ideologia i misteri della fede.

(Da Meditazioni sulla Chiesa, Paoline, Milano 1955, pp. 291-300 e pp. 337-338)

« [...] l’intransigenza della fede, l’attaccamento alla tradizione, non si mutano mai, nel vero uomo di Chiesa, in durezza, in disprezzo, in aridità di cuore. Non sopprimono in lui il dono della simpatia accogliente ed aperta, e non lo imprigionano in una cittadella di atteggiamenti negativi. Continua a leggere

Il tradimento della Parola

thomas_couture_013_il_bacio_di_giudadi Charles Journet

La verità di Dio è sempre tradita quando è proposta senza l’amore di Dio. Gli apostoli l’hanno predicata in un grande amore: «Come una madre si prende cura dei suoi bambini, così noi, per la viva tenerezza a vostro riguardo, avremmo voluto darvi non solo il Vangelo di Dio, ma persino la vita, tanto ci eravate divenuti cari» (1 Tess. 2, 7-8). Ascoltandoli, i fedeli dovettero sentire il loro cuore riscaldarsi come a Emmaus. È detto di Lidia, la venditrice di porpora, che il Signore aprì il cuore onde poter ascoltare Paolo (At. 16, 14). Perfino allora, perfino ai tempi di Gesù, la parola di Dio trovò degli oppositori: essa è misteriosa, è difficile a capirsi, richiede in noi la morte di molte cose assai care. È certo comunque, e noi lo sappiamo, che predicarla con poco amore significa renderla oscura e portare la responsabilità di molte delle sue sconfitte. E poiché il nostro amore mai si leverà al livello dell’amore di Gesù, e neppure al livello di quello degli apostoli, rimane vero che in tal senso noi non potremo mai pronunciare la parola di Dio senza un po’ tradirla.

(Charles Journet, Il Dogma cammino della fede, tr. it. Paoline, Catania 1964, pp. 20-21)

La fratellanza di Caino

caino_abeleEssenziale della fede cristiana è che colui che rinuncia alla sua illusoria autonomia individuale allo scopo di ricevere il suo vero essere e la sua vera libertà in Cristo e per mezzo di Cristo, è « giustificato », dalla misericordia di Dio sulla Croce di Cristo. I suoi « peccati sono perdonati » nella mi­sura in cui la radice della colpa viene sradicata nella resa che la fede fa a Cristo. Invece di tenermi la mia illusoria autonomia, io rinuncio per Cristo a tutti i miei diritti su di me nella speranza che con il suo Spirito, che è Spirito e Vita della sua Chiesa, egli vivrà in me e agirà in me e, una volta diventato una sola cosa con lui, trovata la mia vera identità in lui, io agirò esclusivamente come membro del suo Corpo e fedele cittadino del suo Regno. Continua a leggere

Ambiguità dei «buoni»

di Thomas Merton

Come cattolico io mi attengo saldamente a quanto inse­gna la Chiesa in merito alla giustificazione e alla grazia. Non si può essere giustificati da una fede che non compie le opere d’amore, perche l’amore è testimonianza ed evidenza del « nuovo essere » in Cristo. Ma appunto questo amore è in primo luogo opera di Cristo in me, non semplicemente qualcosa che scaturisce dalla mia volonta e viene poi appro­vata e ricompensata da Dio. È la fede che apre il mio cuore a Cristo e al suo Spirito, affinché egli possa operare in me. Nessuna delle mie opere puo chiamarsi «amore» in senso cristiano se non viene da Cristo. Ma i «buoni» sono ten­tati di credere unicamente nella loro bontà e nella loro ca­pacità di amore, mentre chi comprende la propria nullità è molto più pronto ad arrendersi interamente al dono dell’amore che egli sa non poter venire in alcun modo da lui.

È con questa mentalita che, nel capitolo successivo, considererò le ambiguita del «fare il bene» , sapendo che quan­do uno è fermamente persuaso della sua rettitudine e bontà può perpetrare senza scrupolo la piu spaventosa mal­vagità. Dopo tutto non sono stati gli uomini retti, i santi, i «credenti in Dio» che hanno crocifisso Cristo? E non l’hanno fatto in nome della rettitudine, della santità e di Dio stesso (Gio 10, 32)?

Si noti che uno dei più profondi motivi psicologici del­I’antisemitismo cristiano è, a parer mio, un tentativo di evadere da questo fatto. Il vangelo ci insegna precisamente che la santità e la bontà umana non possono impedirci di tra­dire Dio e che i «buoni» che crocifissero Cristo sono il modello di tutti i «buoni» la cui «bontà» è nient’altro che fedeltà a prescrizioni etiche.

Ma per sfuggire alle conseguenze di questo fatto noi abbiamo cambiato le cose interpretandolo in quessto modo: Cristo fu crocifisso da uomini cattivi e senza fede i quali amavano il peccato precisamente perché erano ebrei e maledetti da Dio. Questa interpretazione trascura i seguenti fatti: gli ebrei erano e sono il popolo particolarmente eletto e amato da Dio; i farisei erano uomini austeri e virtuosi, dediti con tutte le loro forze a fare il bene come essi lo intendevano. Studiavano devotamente la parola di Dio con profondo interesse per la venuta del Messia.

L’antisemitismo conviene ai cristiani che si reputano austeri, virtuosi, interessati a fare il bene e a obbedire a Dio, eccetera, per evitare ogni occasione che possa far capire come essi siano siano l’esatta riproduzione degli antichi farisei. Quando impareremo che «essere buoni» può significare facilmente avere la mentalita di «uccisori di Cristo»?

(Thomas Merton, Diario di un testimone colpevole, tr. it. Garzanti, Milano 1968, pp. 168-169)

La connivenza inconfessabile

gustave-thibon-il-etait-une-foi_70886812_1Una certa indignazione – forse perfino ogni specie di indignazione – si nutre di una connivenza inconfessabile e ferita col male che condanna. Con quale faciltà la difesa della purezza mobilita in noi l’impurezza! L’indignazione è come uno spasimo impotente provocato in noi da un veleno che non possiamo né eliminare né consumare. Tentiamo invano di rigettare all’esterno (sugli altri) ciò che non possiamo bruciare all’interno – questa combustione che, del resto, è la sola eliminazione possibile.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 50)

Chiusura mentale e fanatismo delle anime fragili. Si precipitano in una convinzione come dentro a un rifugio e respingono ciecamente tutto quel che potrebbe sloggiarle da lì, compresi i fatti più evidenti. Il fanatismo risponde a due istinti assai profondi dell’essere umano: il bisogno di sicurezza e la tendenza all’aggressività. Rassicura la debolezza e giustifica la violenza: fornisce al tempo stesso la corazza e la spada…

(Gustave Thibon, Le voile et le masque, Fayard, Paris 1985, pp. 195-196)

Ebrei e cattolici nel Medioevo

elukinBreve nota intorno a una persistente quanto odiosa calunnia anticristiana. 

Circola da tempo, propagandata anche da certa storiografia di matrice cattolico-progressista, un’ostinata leggenda nera secondo cui la Shoah rappresenterebbe il frutto maturo dell’odio antisemita incubato in seno all’Occidente cristiano. È esemplare a questo riguardo il giudizio di un “cattolico del dissenso” come l’ex sacerdote James Carroll, per il quale il fomite dell’«antisemitismo eterno» è da ricercare in un cuore di tenebra insito nello stesso messaggio evangelico. Carroll arriva ad avallare l’interpretazione dei Lager nazisti come culmine di una storia che ha avuto inizio sul Golgota. Scrive, infatti, che «Auschwitz, se vista nei suoi nessi di casualità, rivela che l’odio verso gli ebrei non è stata un’anomalia accidentale, ma un’azione centrale della storia cristiana che ha raggiunto il suo acme nell’Olocausto».[1] Continua a leggere

L’eterna agonia di Cristo

Guido Reni, La strage degli innocentiDieu est l’éternel enfant, l’homme l’éternel infanticide. Le massacre des innocents s’accomplit chaque jour au fond de nos âmes. Le Christ ne s’arrête jamais de naître et de mourir: son éternelle naissance est une éternelle agonie.

Dio è l’eterno fanciullo, l’uomo l’eterno infanticida. Il massacro degli innocenti si compie ogni giorno nel fondo delle nostre anime. Il Cristo non cessa mai di nascere e di morire: la sua eterna nascita è una eterna agonia.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 189)