Bartimeo

Ci furono notti malsane,
notti in cui ti sentii piangere,
senza poterti aiutare …
indigente d’amore,
in quell’universo bisogno di senso,
fermo, a consumare il tempo,
e ad esplicare domande …

mille barche alla deriva,
da ormeggiare,
da attraccare a risposte certe,
banchine sempre più lontane …

a guardia di un faro gigante,
ma spento,
a tenebrare una coperta di pece,
un mare grande,
immenso,
troppo buio per la tua povera vista …

perso, in quello sguardo cieco,
a trovarci solo le luci del mondo,
quei sogni di sbieco,
quel rumore sordo della vita
e poche stelle da contare,
a confondere un sonno sgomento,
che non riuscivi più a vederne il fondo …

come i ricordi magri
di un passato astruso
ma grassi di malia,
che non vollero saperne di farsi da parte
e non lasciarono mai del tutto la tua vita …

a rovesciare rami secchi,
induriti,
in un cuore, per natura, già confuso
in disparte
e colmo di malinconia …

fino al giorno in cui ti sentii gridare
tra quella moltitudine di gente,
sul margine della strada per Gerico,
un grido gravido di perché,
da paziente a Medico,
sempre più insistente,
come un bambino a un gigante …

“Rabbunì, Figlio di Davide,
ascoltami, ti prego,
abbi pietà di me “…

non ci volle poi molto,
si commosse all’istante
e ti mandò a chiamare …

il tempo di gettare via il fardello
e ti inginocchiasti,
e quando gli implorasti la luce
fece entrare le stelle nei tuoi occhi
perché tu potessi finalmente guardarlo,
guardare in faccia la Salvezza …

ti rimandò da me, salvato,
e quella sera ti addormentasti felice,
non succedeva da tempo …
come quando da bambino, esausto,
riuscivi a vincere finalmente la stanchezza,
la noia,
per ritrovare quel sogno che avevi lasciato da parte
e riassaporarne la bellezza …

quella volta toccò a me di non potere dormire,
ti guardai, e rimasi sveglio, tutta la notte,
e piansi di gioia …

(Crescenzo)