La scelta

Mi pentii quasi subito,
prima che la superbia mi occludesse la sete
invece di aprirmi all’arsura …
ma fui anche disperato
e gettai via le monete,
ed impastai il coraggio e la paura
con la malta dell’orgoglio,
del mio peccato,
a sovrapporre mattone su mattone …

un susseguirsi di errori,
come il battistrada di una ruota,
ininterrotto …
prigioniero com’ero di quell’arcano disegno,
di quell’amaro boccone …

io, moderno iscariota,
a costruire un muro divisorio,
per chiudere col passato
o per proteggermi dalla speranza …

come se non fossi stato perdonato, per davvero,
e la misericordia fosse ancora legata a un sacrificio,
a una mera conquista,
e non piuttosto un dono …

che a stento riconoscevo il mio prossimo
e non capivo l’amore vicendevole,
quel “rimettere i debiti”,
quella trave che mi offuscava la vista,
richiedere e concedere il perdono …

solo, davanti al muro,
perdendo di vista l’essenziale …
alla fine fu solo per salirci
con un nodo scorsoio …

fino a quando mi invitasti a scendere,
paziente come sempre,
e mi aspettasti cinto da un asciugatoio
per lavarmi i piedi,
di nuovo,
dietro la grata di un confessionale …

il volto della Tua misericordia …

senza forzare,
lasciando a me la scelta
se baciarti ancora
o seguirti sul cammino della croce …

(Crescenzo)