Il poeta e l’arca della speranza

Immagino quel giorno
se Dio non avesse aperto il cuore …
non sarei certo qui a tediarvi, adesso,
a scrivere versi,
e a discutere, con voi, della polvere …

tutti bravi giudici,
a condannare e ad assolvere,
legislatori del nulla,
a costruirci una nostra morale,
e a cibarci dell’albero dell’orgoglio …
quella radice secca,
senza turgore,
menzognera e cattiva,
che ci fa conoscere il bene,
il nostro bene,
ma non il male che ne deriva …

tutti dio in terra,
illusi e vuoti,
nonostante i boati di guerra,
lo sconcerto dei terremoti,
la caducità del mondo …

fagocitati dal niente,
dall’eutanasia della ragione,
della mente,
quella zizzania che ci cresce intorno,
e sempre si avvicina …

come profeti in patria,
oracoli senza voce,
a disperdere il nostro disappunto,
ancora una volta,
per le gonfie cateratte del cielo,
le bombe d’acqua,
l’ impeto del diluvio …

incuranti delle parole,
a turarsi gli orecchi con le dita …
inascoltati vaticini,
di un Vangelo di passione
e di Resurrezione …

pronti a chiedere conto a Dio
ma non alla follia dell’uomo,
per la povertà degli ultimi,
il mercato dei bambini,
il sesso surrogato,
abusato,
e senza amore …

pronti anche a gettare fango sui poeti
su chi crede ancora nel creato,
che ci sia un Dio da lodare,
un Cielo da scalare
e un’arca di speranza …

Immagino quel giorno
se Dio non avesse aperto il cuore
e non ci avesse preservato,
maschio e femmina,
per farci salire su quell’arca …
non sarei certo qui, adesso, in questa stanza,
a tediarvi,
a scrivere versi,
e a discutere, con voi, della polvere …

(Crescenzo)